Claudia Fachinetti Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 20 settembre 2003
Come fanno gli scienziati a dire che una volta negli Oceani alcune specie di pesce erano dieci volte più numerose di oggi? Esistono misure dirette: ecoscandagli e campionamenti delle acque
Come fanno gli scienziati a dire che una volta negli Oceani alcune specie di pesce erano dieci volte più numerose di oggi? Esistono misure dirette: ecoscandagli e campionamenti delle acque. E misure indirette: quantità del prodotto sbarcato dai pescherecci o, se si vuole una maggiore precisione, la cattura standardizzata per lo sforzo di pesca con un particolare attrezzo (ad esempio, catture ogni cento ami). Nel calcolo si deve tener conto di tutto: ore impiegate, numero di imbarcazioni, anche del carburante consumato. Il pescato, in Italia, deve essere registrato nei giornali di bordo e consegnato alle Capitanerie di porto. Da qui i dati passano alla direzione generale Pesca del ministero delle Politiche agricole, che li trasmette ai servizi statistici della Comunità europea. L’ideale però sarebbe contare i pesci a uno a uno: un’impresa impossibile. Tuttavia qualcuno ci crede. Daniel Doolittle e colleghi del Virginia Institute of Marine Science di Gloucester hanno ideato un robot (nella foto a destra durante un test in un acquario) in grado di individuare, attraverso un sonar (simile a quello che utilizzano i delfini per individuare le prede), le diverse specie di pesci, identificarle, fotografarle e contarle. L’idea è è questa: ogni peschereccio potrebbe essere affiancato da una piccola flotta di questi automi capaci di contare le popolazioni di pesci in diverse aree contemporameamente: si saprebbe così dove è meglio non pescare per evitare il collasso sotto il mare. Fetch, così si chiama il robot, può spostarsi alla velocità di uno-due metri al secondo e coprire distanze di anche 100 km prima di esaurire le batterie. Poiché sott’acqua c’è poca luce, per ricostruire nella sua memoria l’immagine del pesce utilizza lo spostamento d’acqua creato dal passaggio dell’animale, a una distanza massima di 10 m.