Tullio Avoledo, "il Giornale" 9/9/2003, pagina 28., 9 settembre 2003
Per firmare alcuni suoi romanzi Georges Simenon adottò almeno una ventina di pseudonimi. Tra questi: Gom Gut, Kim, G
Per firmare alcuni suoi romanzi Georges Simenon adottò almeno una ventina di pseudonimi. Tra questi: Gom Gut, Kim, G. Vialo, Germain d’Antibes, nonché un generico X. Manfred B. Lee e Frederic Dannay (a loro volta falsi nomi di Manford Lepofsky e Daniel Nathan) hanno scritto gialli sotto il nom de plume collettivo di Ellery Queen. Carlo Collodi si chiamava Carlo Lorenzini, George Sand era in verità Amandine Lucie Aurore Dupin. Emilio Salgari scrisse di politica estera per il quotidiano "Nova Arena" di Verona con lo pseudonimo di Ammiragliador e aggirò i vincoli di esclusia che aveva con le case editrici firmando libri come Capitano Guido Altieri. Carducci fu anche Enotrio Romano e Gabriele D’Annunzio non disdegnò nomi femminili (Lila Biscuit) e stravaganti (Duca Minimo, Mab Svelt, Vere de Vere) nella veste di redattore per "Tribuna Romana". Anche il futuro papa Karol Wojtyla usò i falsi nomi Andrzej Jawien, Piotr Jasen e Stanislaw A. Gruda per firmare opere teatrali e saggi critici. Edgard Allan Poe si nascose dietro un Sagashima Sho (che si può tradurre con «Scoviamolo»), oppure un Edogawa Rampo (la pronuncia giapponese del suo nome). In alcuni casi i nom de plume sono più famosi dei veri nomi: Mark Twain (alias Samuel Clemens), Molière (Jean-Baptiste Poquelin), Céline (Louis-Ferdinand Destouches), Stendhal (Marie-Henry Beyle), Novalis (Friedrich von Hardenberg), Voltaire (François-Marie Arouet).