Mario e Andrea Giuliacci Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 19 settembre 2003
Se l’estate 2002 è stata la peggiore del secolo per il numero di eventi catastrofici sulla Penisola, quella 2003 risulterà forse la più calda del secolo
Se l’estate 2002 è stata la peggiore del secolo per il numero di eventi catastrofici sulla Penisola, quella 2003 risulterà forse la più calda del secolo. A giugno, due ondate di caldo per 18 giorni complessivi, con punte di 40 °C a Catania e 39 a Olbia; su 39 località esaminate sono stati superati 269 volte i 34 °C; il più caldo almeno degli ultimi 50 anni. A luglio, una lunga ondata di caldo dal 12 al 29; temperature notevoli, con 41° C a Olbia, 40 °C a Reggio Calabria, 39 a Cagliari; su 39 località esaminate sono stati superati 290 volte i 34 °C; il più caldo almeno degli ultimi 50 anni. E anche agosto ha seguito questo trend con temperature eccezionali nella prima metà del mese (a Milano 13 giorni consecutivi con indice di calore superiore a 40 °C, il 13 agosto addirittura 50 °C). In effetti nell’ultimo ventennio sono state le stagioni ”forti” - inverno ed estate - a cambiare di più. Ma si avverte meno il passaggio dal freddo invernale al caldo estivo, motivo per cui i mass media parlano di «scomparsa delle mezze stagioni». In realtà primavera e autunno non sono scomparsi: anzi, è probabile che l’autunno in arrivo rispetti la sua proverbiale piovosità. Ma il surriscaldamento, nell’ultimo ventennio, in tutte le stagioni ha fatto sì che in inverno non faccia freddo come una volta, dando l’impressione di vivere tutto l’anno al caldo. Il clima è in realtà da sempre in perenne evoluzione, ma le variazioni climatiche degli ultimi 50 anni, molto più rapide che nel lontano passato, sono la probabile conseguenza del notevole aumento dei gas serra, i cui preoccupanti effetti sono sotto gli occhi di tutti: surriscaldamento del pianeta, fusione dei ghiacci polari e dei ghiacciai alpini, innalzamento del livello degli Oceani, estremizzazione del clima. Il surplus energetico da effetto serra provoca anche più intense anomalie nei protagonisti della circolazione atmosferica come i monsoni, l’ENSO (El Niño Southern Oscillation) e la NAO (Northern Atlantic Oscillation) le cui bizze sono la diretta causa dello stravolgimento delle stagioni. Ma cos’è la NAO? La circolazione nordatlantica è soggetta a un curioso fenomeno: quando la pressione scende alle alte latitudini - con conseguente intensificazione del Ciclone dell’Islanda, ”fabbrica” di molte perturbazioni che investono l’Europa - nel contempo aumenta nel medio Atlantico, rinforzando così l’Anticiclone delle Azzorre. Viceversa, quando la pressione aumenta sul Circolo Polare, cala alle medie latitudini. Questa connessione nord-sud nel Nordatlantico è nota come NAO. Stagioni con NAO positiva (anticiclone delle Azzor- re proteso verso alte latitudini) dovrebbero essere frequenti quanto quelle con NAO negativa (ciclone d’Islanda al posto dell’anticiclone delle Azzorre). Ma nell’ultimo ventennio gli inverni sono stati quasi tutti con NAO positiva; estate e autunno, nell’ultimo decennio, sono stati in genere con NAO negativa. In estate, soprattutto negli ultimi 10 anni, l’Anticiclone delle Azzorre, anziché allungarsi verso il Mediterraneo, si è spesso rintanato a basse latitudini (NAO negativa) tanto che, dal 1996 al 2003, è stato assente dal Mare Nostrum ben 14 mesi (su 24) mentre nelle 8 estati precedenti era mancato solo 8 mesi. Il suo posto nel Mediterraneo è stato preso dal rovente anticiclone nordafricano. Questo spiega perché le temperature massime estive siano aumentate di quasi 1 °C rispetto al 1950-1980. Un incremento a prima vista trascurabile, ma che in realtà accresce di 2-3 volte la probabilità che aumentino - in numero, intensità e durata - le ondate di caldo, come avvenuto anche quest’anno. Le estati molto calde poi sono spesso state concomitanti a eventi di Niño (riscaldamento del Pacifico), che funge da amplificatore del riscaldamento da effetto serra. Nell’ultimo ventennio le estati siccitose sono state quasi pari a quelle piovose perché la presenza dell’anticiclone africano talvolta impedisce l’arrivo delle perturbazioni atlantiche; talvolta invece si ritira temporaneamente, favorendone l’ingresso nel Mediterraneo, come nel 2002. Tuttavia gli episodi piovosi estivi sono in genere diminuiti; eppure, paradossalmente, quando piove, piove più che in passato, tanto che dal 1980 a oggi il numero di nubifragi è cresciuto. Ciò è dovuto alla maggiore instabilità dell’aria fresca atlantica quando scorre sul suolo arroventato da lunghi periodi di caldo. Anche l’inverno è cambiato: piogge e neve in diminuzione, casi di siccità più frequenti, ondate di freddo meno frequenti e meno intense, nebbie in calo. Il responsabile è, anche in questo caso, l’Anticiclone delle Azzorre, che si allunga più a nord, impedendo l’ingresso nel Mediterraneo alle fredde e piovose perturbazioni atlantiche e sbarrando la strada all’espansione del freddo anticiclone russo verso i Balcani. L’aumento della temperatura invernale è la causa diretta di riduzione delle nebbie ma anche delle minori nevicate in pianura, essendo divenuto più spesso lo strato d’aria vicino al suolo a temperatura positiva. Per lo stesso motivo in montagna la quota d’innevamento si è elevata di quasi 200 metri. E l’autunno? è cambiato, soprattutto nelle piogge che nell’ultimo decennio - in controtendenza con le altre stagioni - sono aumentate rispetto al passato. Ciò, assieme al dissesto idrogeologico, spiega il maggior numero di alluvioni negli anni ’90. Il cambiamento dell’autunno è legato a un aumento delle depressioni atlantiche in arrivo sul Mediterraneo. Il motivo? Ancora la NAO: in autunno l’Anticiclone delle Azzorre si mantiene a latitudini più basse che in passato, consentendo così al Ciclone dell’Islanda di scendere verso sud (NAO negativa), rendendo più agevole l’ingresso delle perturbazioni nel Mediterraneo. Ma in autunno piove di più anche per un’altra causa. In estate anche i mari della nostra Penisola si sono surriscaldati di circa 1 °C. Tale surplus di calore però, per l’elevata capacità termica dell’acqua, resta intrappolato nei mari per 2-3 mesi. Così i nuclei d’aria fredda atlantica, che in autunno giungono sui mari a ovest della Penisola, trovano un mare più caldo, divenendo così più umidi e più instabili, dando vita a perturbazioni molto più piovose e violente che nel passato. Mario e Andrea Giuliacci