Varie, 19 settembre 2003
Tags : Richard Grasso
Grasso Richard
• New York (Stati Uniti) 26 luglio 1946. Ex presidente dello Stock Exchange, la Borsa di New York. «Qualcuno lo ha paragonato al Grande Gatsby, il protagonista del romanzo di Scott Fitzgerald. Come lui, il minuscolo italo-americano del quartiere di Queens, nato in povertà, aveva scalato le vette della high society, l’alta e opulenta società. E come lui era diventato un vero protagonista, l’uomo più corteggiato della Grande mela dopo l’ex sindaco Rudolph Giuliani. Lo hanno tradito l’ebbrezza del potere e l’ingordigia. E la montante richiesta in America di maggiore etica e solida moralità hanno fatto sì che sia stato punito Grasso, per essersi scordato di essere il custode della rettitudine della finanza privata americana comportandosi come un qualsiasi pescecane di Wall Street. Del resto il suo destino fu segnato quando l’America apprese che aveva riscosso 140 milioni di dollari in stipendi premi e pensioni, 260 miliardi delle vecchie lire, e che per non alienarsi il pubblico aveva rinunciato ad altri 48 milioni di dollari. Cifre davvero da vertigine, dieci volte tanto quello che guadagnano i supermanager. Adesso che ha abbandonato lo Stock exchange per non mettervi più piede, la sua vita è diventata una sorta di parabola. Figlio di umili immigrati italiani, allevato dalla madre in un appartamento di due stanze, ha conquistato col merito e perduto con la colpa il sogno americano. Era entrato in Borsa a 20 anni, appena finito il servizio militare, senza portare a termine l’università. Da un modesto impiego, pagato 81 dollari alla settimana, era passato in 36 anni al massimo compenso della storia della Borsa. Aveva percorso tutti gli scalini, funzionario, direttore, vicepresidente, finché nel ’95 il predecessore William Donaldson, oggi capo della Sec, la Commissione di controllo, gli aveva ceduto il posto. Era stato forse il più popolare dei ’boss’ dello Stock exchange: vezzoso con la sua testa calva, a suo agio con tutti, compagnone nei cori ai ristoranti, formidabile nel business. La sua vita personale appariva ineccepibile: buon marito e padre, gran benefattore, politico capace. La sua uscita di scena, giusta e inevitabile, segna tuttavia un giorno di lutto per Wall Street. Grasso aveva rilanciato lo Stock exchange, sottraendo società al listino del rivale Nasdaq. Lo aveva ammodernato e aveva attratto enormi capitali da tutti i continenti. E lo aveva rivitalizzato dopo l’11 settembre 2001. Era ’Mister Borsa’, il simbolo del successo di New York. Ma nascondeva una pecca enorme: non era un crociato della trasparenza, non regolamentava le transazioni con la dovuta spietatezza. Forse se Wall Street non fosse stata squassata da tremendi scandali, l’America avrebbe chiuso un occhio. Ma il suo scandalo si è aggiunto a una lunga serie di altri e l’America non lo ha perdonato. Donaldson, uno dei primi a premere per la sua dimissione, ha commentato che quello di Richard Grasso è un lavoro incompiuto: il successore, ha ammonito, dovrà promuovere innanzitutto la riforma della Borsa, come a dire: farne una donna onesta» (Ennio Caretto, “Corriere della Sera” 19/9/2003).