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 2003  settembre 19 Venerdì calendario

Barker Pat

• . Nata a Thornaby-on-Tees (Gran Bretagna) l’8 maggio 1943. Scrittrice. «Il suo nome non dice ancora molto al lettore italiano. Il Melangolo ha pubblicato due romanzi: Rigenerazione e L’occhio nella porta, tuttavia ha rinunciato al terzo pannello (The Ghost Road) di una splendida trilogia. Motivo esplicito: le scarse vendite. Più di recente è andata meglio: Baldini & Castoldi ha mandato in libreria due anni fa Labili confini, il suo ultimo, ipnotizzante romanzo. Le vendite sono andate benino. Ma ancora troppo poco per Pat Barker. [...] Sentite per esempio che cosa dicono di lei due scrittori inglesi molto noti anche da noi. A.S. Byatt: ”E’ un’autrice coraggiosa, piena di intelligenza. Leggerla è un autentico piacere”. Jonathan Coe: ”La sua trologia Rigenerazione è uno dei pochi veri capolavori della letteratura inglese, nella seconda metà del Novecento”. ”The Guardian” ha dedicato a Double Vision pagine e pagine di commento, e di lodi. E i lettori inglesi l’hanno amata fin dal suo primo romanzo, Union Street del 1982. La sola trilogia Rigenerazione ha venduto più di un milione di copie. Nata nel 1943 a Thornaby on Tees, nel nord povero, Pat Barker è arrivata tardi al romanzo, seguendo un percorso duro e accidentato. Veniva da una famiglia non proprio abbiente, madre cameriera, padre sconosciuto. Per anni - racconta la scrittrice - la madre, Moyra, le ha fatto credere che il padre fosse stato ucciso durante l’ultima guerra. In punto di morte, nel 2000, la nuda e semplice verità. Come in un film, la donna le ha rivelato che negli anni quaranta se l’era spassata con parecchi soldati. Difficile ricostruire chi fosse quello che l’aveva messa incinta. La bambina, perciò, è cresciuta con i nonni, nel loro negozio di fish&chips ha lavorato per anni. Diventando una lettrice onnivora grazie ai fogli di giornale in cui tradizionalmente in Inghilterra si incartano le patatine. Poi gli studi di letteratura e storia. Nel 1965 si è laureata alla London School of Economics. Nel 1969 ha conosciuto in un pub suo marito David, professore dell’università di Durham parecchio più anziano di lei. E già sposato. Il matrimonio, con due figli, infatti è giunto nel 1978. In tutto questo, nessuno spazio alla letteratura. La vita era già abbastanza dura di suo. Pat Barker racconta ora che fin dall’infanzia aveva sognato di diventare una scrittrice, solo che non ci aveva provato sul serio. Non si era mai messa seduta a un tavolo con una pila di fogli bianchi davanti, o un bel quaderno, e semplicemente aveva attaccato a scrivere. No. Solo dopo la nascita del primogenito, John, in un momento abbastanza occupato da pappine e pannolini, ha avuto la voglia, o il coraggio, di cominciare a scrivere. Ma per molto tempo l’ha considerata un’attività del tutto privata, se non segreta. stata Angela Carter a scoprirla in una scuola di scrittura creativa dello Yorkshire. Sotto la sua spinta ha cambiato totalmente registro. Se prima il suo modello poteva essere una sorta di ingenua, liliale Jane Austen, ora gli autori di riferimento sono diventati Alan Sillitoe, James Baldwin, Toni Morrison. Scrittori arrabbiati, ruvidi nello stile e nelle storie che raccontano. nato così Union Street, una vicenda dura di donne lavoratrici che ha avuto subito un notevole successo, soprattutto nel pubblico femminista, vincendo il Fawcett Prize. Dal libro è stato tratto il film Lettere d’amore con Robert De Niro e Jane Fonda, ”in cui del romanzo - racconta la Barker - era rimasto più o meno solo il nome della protagonista”. Il cinema finora l’ha usata con parsimonia e in maniera eccentrica. Anche il suo quarto romanzo, The Man Who Wasn’t There, uscito nel 1989, è stato adattato per il grande schermo (nel 2001 dai fratelli Coen). Ma anche in questo caso, titolo a parte, è rimasto poco dell’originale. Più fedele invece Regeneration del 1997, regia di Gilles MacKinnon. Il motivo di questa strana attrazione-incomprensione del cinema verso i suoi romanzi, credo sia da cercare in questo: le trame della Barker sono in teoria perfettamente cinematografiche. Vi si esprime una fortissima tensione che sfiora di continuo il thriller. Lei stessa ha indicato nei traumi della memoria, nelle zone grigie dell’identità in bilico fra innocenza e perdizione, nelle situazioni estreme di conflitto, i temi ricorrenti della propria narrativa. Il problema è però che non di rado il cinema ama le semplificazioni: anche perché deve comprimere una storia in uno spazio di tempo accettabile. E questa è forse la difficoltà principale. Se prendete proprio la trilogia Rigenerazione - che nel 1995 le ha valso il più prestigioso premio letterario inglese, il Booker Prize - noterete che uno dei segreti alchemici della scrittura di Pat Barker consiste nella costruzione di uno spazio temporale dilatato, in cui gli accadimenti si foggiano e ripetono e, ripetendosi, finiscono col foggiare le singole personalità dei protagonisti. Quasi come una Marcel Proust anglosassone (e cioè meno sentimentale, e più nera, compassata), Pat Barker tesse e ritesse di continuo la tela delle proprie narrazioni intorno ad alcuni centri radianti. [...] Politicamente molto impegnata a sinistra, Pat Barker ha avuto anche il curioso destino di essere annoverata, ai primordi della sua carriera, nelle fila della letteratura femminista e omosessuale. Non essendo mai stata né l’una né l’altra cosa. ”C’è una donna in ogni pagina che scrivo”, commenta ironica, ”e quella donna sono io”» (Mario Fortunato, ”La Stampa” 19/9/2003).