Giulio Divo Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 18 settembre 2003
La lingua è nata per favorire gli scambi commerciali nelle prime società organizzate. Secondo le nuove teorie dei paleolinguisti non ci sarebbe quindi una lingua adamitica dalla quale deriverebbero tutte le altre, ma ben 12, nate parallelamente, sulla sollecitazione dei primi ridimentali scambi commerciali: «Fino a circa 10 mila anni fa» spiega il professor Brunetto Chiarelli «la situazione non era poi molto diversa da quella dei primi ominidi che hanno lasciato le piante per conquistare la terra e quindi la stazione eretta
La lingua è nata per favorire gli scambi commerciali nelle prime società organizzate. Secondo le nuove teorie dei paleolinguisti non ci sarebbe quindi una lingua adamitica dalla quale deriverebbero tutte le altre, ma ben 12, nate parallelamente, sulla sollecitazione dei primi ridimentali scambi commerciali: «Fino a circa 10 mila anni fa» spiega il professor Brunetto Chiarelli «la situazione non era poi molto diversa da quella dei primi ominidi che hanno lasciato le piante per conquistare la terra e quindi la stazione eretta. Le vere trasformazioni sono avvenute dopo, con l’avvento dell’agricoltura. I più recenti studi di paleolinguistica, infatti, hanno isolato 12 ceppi linguistici fondamentali in corrispondenza dei 12 ceppi genetici delle prime piante coltivate dall’uomo». La lingua sarebbe quindi nata in tutte quelle aree, come la Mezzaluna fertile, la Cina, il Vietnam, la Nuova Guinea, il Centro America (tra le popolazioni che precedettero i Maya), in cui si trovavano società organizzate di agricoltori. «Questa corrispondenza non è casuale» sottolinea Chiarelli. «Al contrario è la prova di come i centri agricoli più sviluppati, essendo più ricchi, hanno avuto il ruolo di centri di elaborazione culturale, costringendo le popolazioni nomadi che vivevano fuori di essi ad adattarsi all’uso della lingua locale per poter portare avanti le prime transazioni commerciali».