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 2003  settembre 18 Giovedì calendario

Laudrup Michael

• Nato a Copenaghen (Danimarca) il 15 giugno 1964. Calciatore. In Italia ha giocato con la Juventus (vincendo la Coppa Intercontinentale 1986 e lo scudetto 1985/1986) e, prima, la Lazio. In seguito ha giocato (e vinto) con Barcellona, Real Madrid, Ajax. Quarto nella classifica del Pallone d’Oro 1985, quinto nel 1993, settimo nel 1992, decimo nel 1995, 13mo nel 1994, 20mo nel 1998. «Talento precoce ma purissimo, ha solo diciannove anni quando Boniperti, su dritta di John Hansen, lo preleva dal Broendby e lo gira alla Lazio. L’impatto con il campionato italiano è duro, ma la classe non è acqua e così, nel 1985, la Juventus lo precetta. Laudrup trova in Michel Platini un ”tutore” d’eccezione. Può giocare indifferentemente a destra e a sinistra, ha un dribbling felpato, un tiro saettante. Sigla il gol-scudetto contro il Milan, la domenica del clamoroso Roma-Lecce 2-3. E a Tokyo, nella finale con l’Argentinos Juniors, firma la rete del 2-2, un pezzo d’alta scuola, triangolazione Laudrup-Platini-Laudrup, portiere scartato, tocco in rete quasi dalla linea di fondo. Timido com’è, ”Michelino” non riesce a diventare un leader, ma nei momenti di grazia regala sprazzi celestiali. Alla Juve, si ferma sino al 1989, poi emigra al Barcellona, squadra che, con Johan Cruyff allenatore, gli consentirà di esprimere tutta la sua arte, fino alla Champions League del 1992, contesa vittoriosamente alla Sampdoria di Vialli e Mancini. Bilancio in bianconero: 102 presenze e 16 reti in campionato» (’La Stampa” 19/1/2004). «In quegli anni la società non spendeva. Prese Rush, poi Zavarov, ma investiva poco, l’Avvocato non voleva che si pensasse che la Fiat gettava via i soldi. [...] Quando venni in Italia, era il gruppo dei nazionali a rendere forti le squadre, gli stranieri dovevano fare la differenza. Ora è il contrario [...] In Italia mi ricordano come quello che andava via dribblando in velocità. In Spagna, tra Barça e Real ho vinto invece cinque scudetti in sei anni, facendo il salto da eterna promessa a campione affermato. Per gli spagnoli sono stato un grande rifinitore, l’uomo dei passaggi illuminanti, quello che potrebbe diventare Del Piero. E mi hanno apprezzato più che se avessi segnato tanti gol» (’La Stampa” 17/8/2001).