Varie, 18 settembre 2003
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LA MOTTA Jake (Giacobbe La Motta) New York (Stati Uniti) 10 luglio 1921. Ex pugile. Detto «il toro del Bronx», da professionista ha sostenuto 106 incontri dal ’41 al ’54: 84 vittorie, 3 pareggi e 19 sconfitte
LA MOTTA Jake (Giacobbe La Motta) New York (Stati Uniti) 10 luglio 1921. Ex pugile. Detto «il toro del Bronx», da professionista ha sostenuto 106 incontri dal ’41 al ’54: 84 vittorie, 3 pareggi e 19 sconfitte. Leggendarie le sue sei sfide con Ray «Sugar» Robinson tra il ’42 e il ’51: La Motta ha vinto solo la seconda. Ha conquistato il titolo mondiale dei medi il 16 giugno 1949 a Detroit, battendo Cerdan. Dopo averlo difeso contro Mitri e Dauthuille, lo ha perso il 14 febbraio 1952 a Chicago, sconfitto da Robinson per k.o. tecnico • «’A mettermi al tappeto sono state soltanto le mie sei mogli, sul ring invece non c’è riuscito nemmeno Robinson, il più grande pugile di ogni epoca”. [...] Un’infanzia povera e spericolata nel Bronx, il riformatorio a sedici anni, i primi pugni in palestra, la protezione della mafia italo-americana, il titolo mondiale dei pesi medi, il declino pugilistico, una predilezione per l’alcool domata a fatica e qualche disavventura giudiziaria, compresi i sei mesi trascorsi in galera per aver raccolto una prostituta minorenne nel night club aperto a Miami (’Ma faceva l’amore come una veterana” riferisce lui, che oggi vive intrattenendo i clienti nei locali di New York, apparendo in qualche programma televisivo e strappando piccole parti cinematografiche). Quattordici stagioni di boxe, oltre cento combattimenti, un titolo mondiale detenuto per 612 giorni e la recente simbolica proclamazione di ”mascella più resistente nella storia della boxe”. Ad alimentare l’inossidabile popolarità di quello che era stato ribattezzato ”il toro del Bronx” hanno però contribuito soprattutto le sei leggendarie sfide con Ray ”Sugar” Robinson e il film che Martin Scorsese ha tratto dalla sua autobiografia, magistralmente interpretato da Robert De Niro, che aveva letto Toro scatenato durante le riprese in Sicilia del Padrino e s’era innamorato del personaggio. ”Una sera ero a cena nel solito ristorante che frequento a New York - ricorda La Motta - allorché mi dicono che c’è una telefonata per me dall’Italia. Chi parla? E dall’altra parte: sono De Niro. Non mi prendere per il sedere, replico io. Invece era proprio lui. Diventai il consulente del film e insegnai il pugilato a Robert, col quale disputai complessivamente più di mille round. Aveva stoffa, parola mia”. Quando Jake debutta nella boxe professionistica è il 3 marzo 1941 e lui non ha ancora vent’anni. l’epoca in cui un pugile emergente è costretto a sostenere anche tre incontri al mese, in media una ventina all’anno. Il 2 ottobre 1942 a New York ecco la prima sfida con Robinson, che ”Sugar” s’aggiudica ai punti in dieci riprese. ”Io ho vinto soltanto il secondo dei nostri sei combattimenti, quello del ’43 a Detroit, ma credo che altri due successi li avrei meritati. Robinson era più bravo di me, sicuramente molto più dotato tecnicamente, però era anche più protetto”. A proteggere La Motta interviene qualche anno più tardi Frankie Carbo, il potente boss italo-americano che controlla buona parte dei titoli mondiali, soprannominato ”mister gray” perché veste invariabilmente il grigio dalla testa ai piedi. ”Oggi ci sono pugili che arrivano a disputare un campionato del mondo dopo venti incontri. Mezzo secolo fa le categorie erano soltanto otto e altrettanti i titoli. Farsi largo non era facile. Io mi lasciavo alle spalle già ottanta combattimenti, ma nel ’47 ero ancora in fila. Così fui costretto ad accettare una ’combine’, l’unica della mia carriera”. il 14 novembre 1947 allorché al vecchio Madison Square Garden va in scena la sconfitta di La Motta per k.o. tecnico al quarto round di fronte a Billy Fox, un mediocre mediomassimo sul quale Carbo e i suoi amici hanno scommesso forte. ”Più che un incontro, fu una farsa. Io ero superfavorito, ma mi lasciai battere docilmente da un avversario che avrei potuto stendere con due o tre pugni”. il lasciapassare preteso dalla mafia per offrire a Jake una chance mondiale. La sfida per il titolo dei medi arriva il 16 giugno 1949 a Detroit, dove un infortunio costringe alla resa il francese Marcel Cerdan e proietta La Motta sul tetto del mondo. La rivincita è in programma sei mesi più tardi. Ma Cerdan, famoso anche per la sua appassionata storia d’amore con la cantante Edith Piaf, muore in un incidente aereo sull’Atlantico. A rimpiazzarlo dovrebbe essere Rocky Graziano, un altro italo-americano che è tra i migliori amici di La Motta.
Ma Graziano si fa male in allenamento e la scelta cade sul giovane Tiberio Mitri, che proviene dall’Italia. Anche se Jake sostiene di aver ”truccato” soltanto l’incontro con Fox, pure su quello con Mitri s’allunga l’ombra di Carbo, che ha puntato sul pugile triestino. Paralizzato dall’emozione, Mitri non è però in grado di impegnare La Motta, che dopo cinque round ottiene da Carbo il via libera per combattere come sa. ”Più che un uomo, è una feroce rivolta” scrive un cronista dell’epoca di La Motta, che sul ring è aggressivo e potente, solido e spietato, ma che anche nella vita s’abbandona sovente alla violenza, non risparmiando nemmeno qualcuna delle proprie mogli, specialmente Vickie, la seconda, un’affascinante bionda di cui Jake è gelosissimo. Sbarazzatosi pure del suo secondo sfidante, Laurent Dauthuille, il 14 febbraio 1951 La Motta mette in palio il titolo a Chicago contro Robinson. la sesta e ultima sfida tra i due, che ”Sugar” s’aggiudica al tredicesimo round per k.o tecnico. ”Non ho mai preso tante botte in vita mia, però neppure lui è riuscito a stendermi. Fu l’arbitro a interrompere l’incontro perché sanguinavo come una fontana”. Quella del combattimento di Chicago è una delle sequenze più intense e drammatiche di ”Toro scatenato”. ”Quando Ray mi colpiva, io mi sforzavo di sorridere. Picchia pure, gli dicevo, tanto resto in piedi. Per mettermi giù dovresti spararmi”. La sconfitta di fronte a Robinson chiude in pratica la carriera di Jake, che perde la metà degli ultimi dieci incontri, prima di ritirarsi nel ’54. ”Per me l’avversario più difficile è sempre stato il peso. Tendevo a ingrassare, come dimostra anche nel film De Niro, che per assomigliarmi dopo il ritiro ha dovuto mettersi addosso una trentina di chili. il limite dei medi è di 72 chili e mezzo e talvolta, quando riprendevo la preparazione, ne pesavo 85. Mi sono divertito a calcolare che in 14 anni di carriera ho dovuto smaltire due tonnellate ed era sempre una tortura”. Oggi Jake La Motta è spesso a dieta e non beve più, l’unico vizio che ha conservato è quello di fumare grossi sigari. La sua fortuna economica è praticamente scomparsa: i due milioni di dollari guadagnati sul ring si sono dileguati rapidamente, come pure il mezzo miliardo di lire versatogli dai produttori di Toro scatenato. ”Colpa anche degli alimenti da versare alle mie ex mogli, le uniche che siano riuscite a mettermi al tappeto”» (Mario Gherarducci, ”Corriere della Sera” 7/7/2001).