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 2003  settembre 17 Mercoledì calendario

Ciao direttore, ti apprezzo da sempre perché quello che fai lo fai con impegno. Nell’editoriale di agosto riporti uno studio su quanto stia meglio chi si dà un progetto di vita

Ciao direttore, ti apprezzo da sempre perché quello che fai lo fai con impegno. Nell’editoriale di agosto riporti uno studio su quanto stia meglio chi si dà un progetto di vita. Dici: «Le fedi monoteistiche generano sensi di colpa e paura del castigo divino. Le dottrine orientali aiutano a riconciliarsi con se stessi». Quindi la divinità prescrive e giudica e il buddismo no? Credere non è una scelta? Amo il buddismo perché propone come scelta di comportamento verso la perfezione le stesse mete della morale cristiana! Solo un’educazione bambina sul cristianesimo può dare sensi di colpa. Perché non dedichi uno spazio alla ragione del credere senza sensi di colpa o utilitarismi? Comunque, a parte la scivolata, ti voglio bene lo stesso! Luigi Bignotti – Conegliano (Tv) Egregio direttore, il suo editoriale mi è parso di un’arroganza seconda solo alla superficialità dell’analisi. Non mi scandalizza lo scritto in sé, mi allarma il pensiero che qualcuno possa prendere il messaggio come qualcosa di vero unicamente perché la carta della rivista è patinata e perché Lei appare in televisione. Luca Casolaro (via e-mail) Ringrazio i due lettori per la pronta reazione all’editoriale in cui davo risalto alla scoperta di alcuni neurofisiologi americani secondo cui è scientificamente dimostrabile che pratiche e meditazione buddiste attivano le aree del cervello che sovrintendono al senso di benessere e d’appagamento spirituale. Anche se l’aggressività del Sig. Casolaro, peraltro non argomentata, la dice lunga sulla sua concezione di pace interiore. Conto invece che l’incomprensione con il Sig. Bignotti sia nata da un equivoco. Lungi da me giudicare scelte e convinzioni in materia di fede religiosa, o addirittura stilare graduatorie sulla positività o negatività di questo o di quel credo. Si tratta di materia intangibile che appartiene all’interiorità di ogni essere umano, davanti alla quale non c’è che silenzio e rispetto. Anzi c’è solo da ammirare chi ricava forza da un progetto spirituale. Resta un fatto che una rivista di divulgazione non solo scientifica, ma anche storico-culturale quale la nostra, non può ignorare: tutte e tre le religioni monoteiste sono altamente prescrittive anche sul piano comportamentale (compresi dettagli di tipo igienico, alimentare e sessuale), e ricchissime di apparati sanzionatori, che arrivano, nel peggiore dei casi, alla minaccia di dannazione eterna. Aspetti che in molti, evidentemente non in tutti, possono generare ansie e colpevolizzazioni. Mi sono limitato a segnalare a commento della scoperta, che alcuni percorsi più filosofici che religiosi tipicamente orientali sembrano più facilmente alleviare il fardello delle preoccupazioni quotidiane e aprire possibili ulteriori, non necessariamente alternativi, accessi alla serenità spirituale.