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 2003  settembre 17 Mercoledì calendario

GILARDI

GILARDI Piero Torino 3 agosto 1942. Artista. «A colpirti subito sono le mani, nodose, rudi, piene di ferite, quasi fossero di un contadino o di un fabbro. [...] Grazie ai suoi coloratissimi Tappeti-natura, che riproducevano giocosamente piante e frutti, divenne famoso poco più che ventenne, all’epoca dell’Arte Povera. Poi attraversò la stagione dell’animazione e dei ”movimenti”, sempre pronto a colorare con le sue sculture di gommapiuma manifestazioni e cortei (’ma per un po’ di anni - ricorda - ho anche collaborato con i servizi psichiatrici di Torino, avevo un’atelier con una decina di pazienti, alcuni dei quali schizofrenici”). Ora che ha superato da poco i sessanta, anche se i suoi lavori sono esposti come classici in importanti musei d’arte contemporanea, non rinuncia a mettersi in gioco, ed è tra i paladini della ”tecno-arte”, ossia di quella tendenza internazionale che sposa il gesto artistico alle nuove tecnologie. ”L’arte - spiega, voce pacata e baffo inquieto - non può essere consolatoria, ma deve essere un elemento della vita della gente, una vita che oggi le nuove tecnologie stanno cambiando profondamente giorno per giorno. Nella storia dell’umanità l’invenzione del computer ha lo stesso peso della scoperta dell’ossidiana, ha modificato il nostro modo di essere e anche di pensare”. Così le sue installazioni sono sempre più spesso ”interattive”, i visitatori d’una mostra o di un museo si trovano a far parte in qualche modo essi stessi dell’’opera”. Vitigni danzanti, che ha realizzato per la prima volta una decina di anni fa, è una sorta di vigna-labirinto in cui toccando le foglie delle piante queste si animano e si mettono a ballare a un ritmo di musica techno. Nel frattempo un video ti dà la sensazione si essere quasi ”aspirato” dalle piante. Un po’ di anni fa creò invece i Sassi parlanti (a Milano si videro alla rassegna Techne), sembravano sassi veri, ma se li toccavi partivano suoni e rumori. Per un’altra mostra alla Triennale, sempre a Milano, studiò un marchingegno, in cui mettevi le mani e alcuni sensori elettronici disegnavano percorsi colorati collegati al battito cardiaco. Sulla stessa lunghezza d’onda Gilardi ha recentemtenrte progettato il Pav, un ”Parco d’Arte vivente”, che ha proposto come strumento di riqualificazione di periferie urbane: ”Mi interessava affrontare in chiave tecnologica il rapporto tra arte e natura. Si tratta di un parco che è anche un percorso tra atelier e installazioni, in cui il visitatore diventa protagonista dell’esperienza artistica”. Il progetto è sulla scrivania di vari assessori, in attesa che lo finanzino, lui per il momento mostra con passione i vari punti del suo parco, dal ”Passaggio del silenzio Zen” al laboratorio di Web Art, dal dall’atelier delle sculture di ghiaccio al laboratorio di espressione sonora. ”L’uomo - aggiunge - deve oggi fare un sforzo di umiltà, capire che con le macchine, così come con la natura, si deve interagire. Solo rinunciando alla superbia di chi si è sempre pensato demiurgo dell’universo, si possono creare nuovi linguaggi e uscire dalla crisi del vecchio umanesimo”. Al trapianto di cellule staminali è dedicato il progetto Mitopoiesis, uno spettacolo in cui si mescolano biotecnologie, danza e arte: ”Io ho pensato alle scenografie - racconta -. Si tratta di una collaborazione con l’associazione Arslab, che in passato ha dato vita a varie rassegne dedicate al rapporto tra arte, scienza e tecnologia”. A Torino si ricorda ancora la Mole con i capelli, perché, in occasione di Arslab 2, una delle installazioni regalava, con tubi di plastica animati dal vento, una sorta di capigliatura azzurra al più famoso monumento dell’Antonelli. [...] Rimpianti per il periodo dell’Arte Povera? ”No, ma di quella stagione si ricordano solo alcune cose e non altre. In realtà c’erano molte più ’azioni’ che opere. Eravamo proiettati ’sul social’ più di quanto oggi non si pensi. Mi ha fatto piacere che se ne ricordassero i curatori della mostra che l’anno scorso alla Tate di Londra ha ricostruito la storia di quel movimento”» (Rocco Moliterni, ”La Stampa” 17/9/2003).