Amerigo Bonanni Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 16 settembre 2003
In piena guerra fredda molti agenti segreti americani avrebbero pagato per visitare questo complesso supersegreto
In piena guerra fredda molti agenti segreti americani avrebbero pagato per visitare questo complesso supersegreto. Tra l’altro, il nome Baikonur è un imbroglio: i sovietici lo usarono quando dovettero rivelare al mondo il luogo da cui Yuri Gagarin era partito il 12 aprile del 1961 per il primo volo umano nello spazio. Ma Baikonur era una cittadina distante ben trecento chilometri. Le rampe di lancio in realtà si trovano poco fuori Tjuratam. Le cose sono state sistemate: la vicina Leninsk è stata rinominata Baikonur e dopo il crollo dell’Unione Sovietica si trova in Kazakistan. La Russia paga un regolare affitto per lanciare razzi, astronavi con uomini a bordo e sonde automatiche. Da Baikonur, la base più grande e più attiva del mondo, decollano tutte le Soyuz, che portano gli equipaggi verso la Stazione spaziale internazionale in orbita, e le Progress, che portano rifornimenti alla stessa stazione. Inoltre vengono lanciati satelliti e sonde di altri Paesi. Oggi basta sopportare qualche scomodità per visitare la culla dell’avventura spaziale umana. ancora lì, per esempio, la piccola casetta di legno nella quale Gagarin dormì la notte prima del suo volo, e poco lontano c’è quella in cui alloggiò il grande Sergei Korolev, l’ingegnere che portò l’Unione Sovietica nello spazio. In tutta la base gli edifici abbandonati e il metallo arrugginito convivono a fianco di strutture modernissime ed efficienti in un panorama che ricorda a ogni passo l’eroismo dei primi anni. Curiosità: c’è anche la Buran, la navetta spaziale sovietica rivale dello Shuttle. Volò solo una volta, senza piloti a bordo.