16 settembre 2003
"Guardo il calcio con lo stesso occhio straniato col quale, in un racconto di Tolstoj, una cavallina, appunto, osserva la battaglia che infuria intorno a sé
"Guardo il calcio con lo stesso occhio straniato col quale, in un racconto di Tolstoj, una cavallina, appunto, osserva la battaglia che infuria intorno a sé. Io penso che o si è davvero competenti, oppure l’aspirare ad avere un occhio che emuli la competenza sia una perdita gravissima. E questo vale anche per chi si fa una partita e ritrova il gusto di correre dietro al pallone, invece di rimproverarsi per non aver mantenuto la posizione strategica. Ho giocato a palla da bambino e ho ricominciato in età avanzata perché mi hanno messo in galera: questo mi ha restituito una specie di diritto all’ingenuità calcistica, dunque ogni volta che vedo una partita rovinata dall’ambizione tecnica, dal napoleonismo che pretende di controllare ciò che succede in campo, ripenso che in particolare le gare più travolgenti, quelle che segnano i destini delle nazioni, come avviene ai Mondiali, andrebbero guardate con gli occhi della cavallina e giocate con le sue zampe" (Adriano Sofri).