16 settembre 2003
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Blaine David
• . Nato a Brooklyn (Stati Uniti) il 4 aprile 1973. Illusionista. «Si è prefisso di restare 44 giorni senza mangiare nella sua angusta teca di plexiglas sospesa a una gru nei pressi di Tower Bridge [...] numero che, ricalcando le orme del suo eroe Harry Houdini, ha definito ”un estremo esercizio di privazione corporale” [...] Suoi unici canali di comunicazione con l’esterno i due tubi con cui da terra gli arriva l’acqua da bere e quello con cui espelle l’urina. Lassù, 12 metri sopra il resto del mondo, non ha altro che una riserva di pannoloni, una coperta, un pacco di salviettine, uno stick per le labbra e un diario in cui registrare la propria esperienza. [...] Il 5 settembre 2003, quando Blaine è entrato nella sua scatola, l’evento è stato seguito da 2 milioni di spettatori su Sky News. [...] Ha sicuramente molti ammiratori tra il pubblico inglese, se non altro per la sua dichiarata eccentricità - ”Tutti i miei eroi erano mezzi matti”, ha detto» (Maria Chiara Bonazzi, ”La Stampa” 16/9/2003). «Dopo 44 giorni di digiuno e solitudine, l’uomo chiuso nella scatola è tornato sulla terra. Ha la barba lunga, ha perso una quindicina di chili, ha comprensibilmente un aspetto un po’ sbattuto, non potrà ricominciare a mangiare normalmente per un mese e non potrà avere rapporti sessuali con la sua avvenente fidanzata per almeno una settimana, informano le autorità sanitarie, essendo troppo esaurito per affrontare qualsiasi sforzo: compresi quelli che producono piacere. In compenso è uscito vivo dall’impresa, e ha guadagnato cinque milioni di sterline, quasi otto milioni di euro, tra diritti televisivi, contratti editoriali, sponsorizzazioni. Rimane un dubbio: se David Blaine sia stato un abile illusionista, che ci ha fatto credere di digiunare e di essere nella scatola di vetro mentre era da qualche altra parte a gozzovigliare; o se abbia dato prova di determinazione e resistenza, rischiando non la vita ma perlomeno la salute, come gli astronauti quando restano a lungo in orbita dentro una minuscola navicella. Il bizzarro show iniziato sulle rive del Tamigi lo scorso 5 settembre si è concluso [...] quando è ridiscesa fino al suolo la scatola di plexiglass di due metri per due che è stata per un mese e mezzo la sua casa. Il momento era seguito in diretta televisiva da Sky, uno degli sponsor dell’iniziativa, e dal vivo da una folla di decine di migliaia di persone, che ha paralizzato per ore il traffico all’altezza del Tower Bridge. Alla fine, dunque, sono arrivati come previsto gli applausi, i fans adoranti, i ”We love You” sui cartelli, e sono andate a ruba le magliette con la scritta ”Man in a Box”, Uomo in Scatola. David Blaine è apparso barcollante, ha pianto lacrime di commozione (o di coccodrillo), si è coricato su una barella, e un’ambulanza lo ha portato in un ospedale di Londra. [...] Non tutto è andato come previsto, nei 44 giorni di questa ”odissea” sottovetro. Nelle prime due settimane, i londinesi lo hanno ignorato: a guardarlo c’erano più poliziotti di guardia che turisti (19 agenti, in effetti, hanno ricevuto un’ammenda per avere disertato il giro di quartiere ed essere venuti sul Tamigi a osservare Blaine). Quindi è diventato un oggetto di scherno: lanci di uova marce, hamburger, palline da golf, ragazze che gli mostravano il seno per provocarlo, un uomo che si è arrampicato su una scala per tagliargli il tubo che gli permette di bere acqua (l’unica alimentazione consentita: anche se nessuno sa esattamente cosa ci fosse nel liquido che il mago ha avidamente succhiato nella sua prigione). Un altro gli ha tirato addosso palloncini pieni di vernice rosa, offuscando per qualche tempo le pareti della scatola. Ci sono state visite di Vip: Pamela Anderson, la ”maggiorat”» dei serial americani, è venuta a vederlo, ma non sapeva neanche come si chiamasse; l’ex-Beatles Paul Mc Cartney è passato di lì con gli amici dopo avere alzato un po’ il gomito in un pub, ma ha fatto a pugni con un paparazzo che voleva fotografarlo. Non è mancata neppure un’autentica tragedia: un giorno un uomo si è suicidato tuffandosi nel Tamigi dal Tower Bridge. Ma è probabile che Blaine non se ne sia neanche accorto. In ogni caso, per il mago che in passato si è fatto seppellire sotto terra per una settimana e rinchiudere in un iceberg per tre giorni, tutto è bene quel che finisce bene. ”Muoio di fame”, aveva gridato dalla scatola il 14esimo giorno. ”Voglio una frittata!”, il 28esimo. ”Non lo farò più”, il 39esimo. Adesso corre un solo rischio: che qualcuno scopra il trucco, se c’era un trucco. [...] Ma alla gente piacciono le favole, e questa in fondo non è peggiore di tante altre» (Enrico Franceschini, ”la Repubblica” 20/10/2003).