Marco Basileo Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
I gas responsabili dell’effetto serra imprigionati sotto la crosta terrestre? Secondo il dirigente di un progetto finanziato dall’UE, a favore di attività svolte presso il giacimento Sleipner nel Mare del Nord, si può fare
I gas responsabili dell’effetto serra imprigionati sotto la crosta terrestre? Secondo il dirigente di un progetto finanziato dall’UE, a favore di attività svolte presso il giacimento Sleipner nel Mare del Nord, si può fare. L’immagazzinamento dell’anidride carbonica nel sottosuolo potrebbe aiutare l’Europa a raggiungere gli obiettivi di Kyoto sulle emissioni di gas nocivi e rallentare il riscaldamento del pianeta. I primi test sono iniziati nel 1996, ma per ora solo la compagnia petrolifera norvegese Statoil ha iniziato a stoccare biossido di carbonio (CO2) nell’arenaria, un tipo di roccia porosa a mille metri di profondità nel Mare del Nord. Secondo uno studio dell’UE, la capacità di immagazzinamento sotterraneo in Europa potrebbe riguardare 800 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Il progetto Sacs (Saline aquifer carbon dioxide storage, immagazzinamento di anidride carbonica negli acquiferi salini) è stato firmato da 13 paesi, compresi gli Usa: raccoglierà dati e svolgerà esperimenti sul giacimento Sleipner. Attualmente, la Statoil inietta sottoterra un milione di tonnellate di CO2, l’equivalente di biossido di carbonio prodotto da una cittadina di circa 50mila abitanti. Secondo gli ambientalisti, però, l’idea è troppo costosa da realizzare e serve solo a nascondere sotto il tappeto uno dei maggiori problemi del pianeta.