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 2003  settembre 13 Sabato calendario

Nessun documento ci è pervenuto sull’origine di Nefertiti. Se si analizzano con cura tutte le fonti disponibili, si deve riconoscere che di lei abbiamo molte immagini e poche iscrizioni veramente importanti, dalle quali possiamo trarre notizie assai scarne, tutte da porre in un arco di tempo di circa dieci anni, che possono essere utilizzate solo per un discorso di carattere generale

Nessun documento ci è pervenuto sull’origine di Nefertiti. Se si analizzano con cura tutte le fonti disponibili, si deve riconoscere che di lei abbiamo molte immagini e poche iscrizioni veramente importanti, dalle quali possiamo trarre notizie assai scarne, tutte da porre in un arco di tempo di circa dieci anni, che possono essere utilizzate solo per un discorso di carattere generale. Quasi a sfatare l’opinione comune che gli scienziati siano poco propensi all’immaginazione, gli egittologi hanno avanzato le ipotesi più diverse, alcune possibili, altre improbabili, molte assolutamente fantastiche e ardite, sulla coppia reale più famosa della storia egiziana antica. Le parentele di Nefertiti hanno dato luogo a molte discussioni e polemiche. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che fosse figlia di Amenophis III e di una sposa secondaria e quindi sorellastra di Amenophis IV, ma nelle iscrizioni la regina non è mai indicata come «figlia del Re» o «figlia del Dio» o «sorella del Re», come sarebbe stato certamente posto in evidenza. Altri egittologi, con notevole fantasia filologica, l’hanno identificata con Tadu-Kheba, figlia di Tushratta, re di Mitanni, chiesta in moglie da Amenophis III, che essendo giunta in Egitto nel 36° anno di regno, quando il vecchio faraone era molto malato, avrebbe sposato Amenophis IV già coreggente. Ma a questa ipotesi si oppone il fatto che a quell’epoca la giovane coppia reale aveva già due figlie, Merit-Aton e Maket-Aton, e forse anche la terzogenita Ankhesenpaton, nate a Tebe mentre il vecchio faraone era ancora vivo. Non bastano i dubbi tratti esotici dei ritratti di Nefertiti né il nome, ritenuto allusivo, «La bella è venuta», per avallare questa tesi che molti documenti rendono improponibile; inoltre, a quanto ne sappiamo, è assai probabile che Ramesses II, ottanta, anni dopo, sia stato il primo faraone a conferire il titolo di Grande Sposa Reale a una principessa straniera. Alcune lettere dell’archivio reale ci fanno capire che i negoziati tra Amenophis III e Tushratta per il matrimonio del faraone con Tadu-Kheba furono lunghi e cavillosi. Il re di Mitanni, che già si dichiarava «suocero» del faraone, insisteva perché alla figlia fosse conferito il rango di Grande Sposa Reale e di «Signora dell’Egitto». Amenophis III aveva inviato a Washuganni il fido ambasciatore Mani, che fu abilissimo nel concordare l’ammontare del tirhatu che lo sposo doveva pagare e la dote della sposa, seriqtu, dato che nei matrimoni dinastici vigevano le regole del diritto babilonese. E fu Mani a prendere in consegna «la moglie di mio fratello, la regina d’Egitto». Scriveva Tushratta: «...consegnerò la moglie di mio fratello, la regina d’Egitto, e lei sarà condotta a mio fratello, allora Khanigalbat ed Egitto vivranno in pace». Come siano andate le cose, Tadu-Kheba non appare mai in iscrizioni geroglifiche, e anche se avesse preso il nome egiziano di Nefertiti, certamente Tushratta ne avrebbe fatto cenno nelle altre lettere. Nefertiti è stata indicata anche come figlia di Ay, l’abile e intelligente cortigiano che seguì la coppia reale a Akhet-Aton e che fu in grande dimestichezza col re e la regina, e probabilmente membro del Consiglio di Reggenza durante la minore età di Tutankhamun, al quale sarebbe succeduto sul trono come ultimo dei sovrani ritenuti eretici dal collegio sacerdotale tebano. Durante il regno di Amenophis IV, Ay era «portatore del flabello alla destra del re» e «compagno unico», ma il titolo della moglie Tey, «nutrice della regina», esclude anche l’ipotesi che Ay ne fosse il padre. Si può affermare con certezza che Nefertiti non era di stirpe regale e che molto probabilmente la sua famiglia non era imparentata con membri della dinastia regnante. La sorella di Nefertiti, Mutnodjme, non vantava titoli di parentela regale pur essendo presente, nei rilievi tombali di cinque alti dignitari ad Akhet-Aton, al seguito della regina, spesso accompagnata da due nani; nella tomba amarniana di Ay appare con la treccia distintiva dell’adolescenza e, sia pure con una certa prudenza, si può convenire che doveva essere di età poco maggiore di quella di Merit-Aton, la primogenita di Amenophis IV e di Nefertiti. Mutnodjme non appare nelle tombe più tarde di Akhet-Aton e vi sono troppe obiezioni di carattere cronologico e filologico per poterla identificare con la Mutnodjemet Grande Sposa Reale di Haremhab, successore di Ay e primo faraone della restaurazione dopo la parentesi eretica. Si deve riconoscere l’impossibilità di definire la provenienza di Nefertiti; lo stato attuale della documentazione ci permette soltanto di affermare che sposò giovanissima Amenophis IV, ma non sappiamo se ancora principe ereditario o già coreggente. indubbio che ebbe grande importanza per il faraone suo sposo e che fu una tenace e convinta seguace dell’Aton, anche per il ruolo particolare che la famiglia reale assunse nel nuovo contesto religioso, soprattutto dopo il trasferimento ad Akhet-Aton. In un rilievo che riproduce il battello reale, una regina della quale non è indicato il nome, che porta però sul capo l’alta tiara caratteristica di Nefertiti, afferra per i capelli un nemico e leva il braccio nell’atto del massacro rituale. l’unico rilievo che mostra la Grande Sposa Reale in posa virile; tutte le altre immagini ce la propongono come sposa affettuosa e madre tenerissima, concelebrante nei riti religiosi di venerazione dell’Aton e nelle cerimonie civili di conferimento delle ricompense. Nei rilievi è tramandato il suo viso bellissimo, enigmatico, dai tratti aristocratici, animato da una forte tensione spirituale; forse l’iscrizione più aderente alle immagini di Nefertiti che ci sono pervenute è quella che appare sulle stele-confine: ...gradevole a vedersi, Bella con le Due Piume, Signora di Gioia, dispensatrice di grazia, che dona felicità a chi ode la sua voce... Dei primi anni di matrimonio con Amenophis IV e della permanenza della giovane coppia reale a Tebe esistono molte immagini, che sono anche le prime testimonianze della straordinaria esperienza religiosa che sconvolse l’Egitto. Le stesse vicende del loro ritrovamento sono la prova che la damnatio memoriae della coppia reale fu perseguita con accanimento, e che fu posto in opera ogni mezzo per far scomparire il ricordo di Akhenaton e di Nefertiti. (da Franco Cimmino, ”Akhenaton e Nefertiti”, pag. 61)