Fabrizio Ardito Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
«La divina Cariddi inghiotte rumorosa l’acqua nera. Tre volte al giorno la rigetta e tre la riassorbe paurosamente
«La divina Cariddi inghiotte rumorosa l’acqua nera. Tre volte al giorno la rigetta e tre la riassorbe paurosamente. Tu augurati di non essere là quando inghiottisce...! Tienti vicino allo scoglio di Scilla e rapido spingi oltre la nave». Attonito, Ulisse ascolta le parole di Circe che descrive le correnti del braccio di mare che separa la Calabria dalla Sicilia e, nelle pagine dell’Odissea, il passaggio dello stretto avviene con terribili rischi per l’eroe omerico e il suo equipaggio. Cantata nei miti del passato e temuta dai naviganti, la potenza delle correnti e delle maree è una delle forze più imponenti che agiscono sul nostro pianeta. Ed è logico che, nella ricerca di nuove fonti di energia, possibilmente pulita e rinnovabile, l’attenzione degli scienziati si sia rivolta anche ai metodi per generare corrente elettrica sfruttando gli spostamenti delle masse d’acqua marina. «La mia idea di costruire una turbina in grado di trasformare lo scorrere della corrente in elettricità risale agli anni Settanta», spiega Elio Matacena, armatore e presidente della società Ponte di Archimede. «Oggi, al largo dello stagno di Ganzirri, nello stretto di Messina, per il terzo anno consecutivo la nostra turbina è in mare, e produce una quantità di energia limitata, ma significativa». Ancorato al fondo dello stretto, il prototipo del Kobold è composto da un piccolo pontone galleggiante che sostiene una turbina con tre pale verticali orientabili, in grado di sfruttare correnti provenienti da entrambe le estremità dello stretto. Infatti, come accade in tutti i mari del pianeta, le correnti di marea s’invertono ciclicamente raggiungendo i picchi massimi ogni 12 ore e 26 minuti. Il generatore del Kobold non ha bisogno di una spinta per mettersi in moto: è la stessa energia della corrente che scorre tra Scilla e Cariddi a far partire la rotazione delle pale che, raggiunta la velocità prefissata, produce l’energia per illuminare tutte le sue lampade e anche un ristorante che dispone i suoi tavoli sulla costa poco lontana. «Con una corrente di 2 nodi», spiega Matacena, «il prototipo produce circa 24 kilowattora, ma aumenti anche limitati della velocità della corrente possono innalzare di molto la resa del generatore». L’efficienza del sistema è notevole. Secondo le stime dei costruttori, il rapporto tra l’energia sviluppata dalla corrente sulle pale e l’elettricità prodotta è vicino al 25%, cioè al livello delle ben più sperimentate installazioni eoliche. Efficiente, non molto costoso, modulare. Le tre parole chiave che definiscono il Kobold hanno spalancato un orizzonte inaspettato davanti ai progettisti. I governi filippino e cinese, supportati dall’Unido (United Nations Industrial Development Organization), sono interessati al prototipo italiano che, in un’area del mondo famosa per le forti correnti e per l’enorme dispersione della popolazione su piccole isole, potrebbe rappresentare la soluzione a un enorme problema: la produzione di energia per piccole comunità molto lontane tra loro in modo semplice e localmente controllabile. Senza contare il fatto che, al posto delle lievi correnti dello stretto di Messina, nel Pacifico la velocità delle masse d’acqua in movimento è molto superiore. In un Mediterraneo povero di correnti (gli angoli più interessanti da questo punto di vista sono lo Stretto di Messina e Gibilterra) la produzione di energia elettrica con questo sistema sembra lontana, anche se non è da escludere che i discendenti del Kobold, migliorati da test e dal rodaggio oceanico, possano in futuro affollare le coste messinesi. I generatori italiani non sono gli unici al mondo. Alcune centrali alimentate dalle maree – che hanno richiesto la costruzione di dighe e bacini di accumulo di grandi dimensioni – sono in funzione in Francia (Rance, 240 megawatt) e nella Nuova Scozia canadese. Turbine alimentate dalla corrente, invece, sono in fase di sperimentazione nell’estuario del Severn, non lontano da Bristol, in uno dei luoghi cioè dove l’escursione della marea è tra le più elevate nel mondo. «Pensiamo che, sfruttando l’energia delle correnti, si possano soddisfare tutte le necessità di energia da fonti rinnovabili della Gran Bretagna» spiega Richard Ayre, ideatore del Tidal Hydraulical Generator in fase di costruzione: il progetto, finanziato con 2,23 milioni di sterline, prevede 5 turbine di 6 metri di diametro. Stessa valutazione anche in Norvegia dove, al largo di Hammerfest, si pensa di costruire 20 mulini ad acqua dotati di pale lunghe 15 metri. «Oggi la domanda di energia elettrica cresce del 2% all’anno» spiega Harold Johansen, direttore della Hammerfest Strøm, che gestisce l’impianto norvegese. «Il nostro obiettivo è che questo incremento venga compensato con energia pulita». A San Francisco, dove ogni giorno passano sotto al celebre Golden Gate più di mille miliardi di litri d’acqua, la via scelta sembra essere quella di una centrale sommersa dotata d’imbuti che convoglieranno l’acqua verso le turbine in grado di produrre 2.000 megawatt. Lo studio dell’idea è stato per ora affidato a una società inglese, la Hydro Venturi, e l’impianto potrebbe costare 600 milioni di dollari. Jared Blumenfeld, direttore del San Francisco Environment Department, sembra molto fiducioso. «Entro 10 anni San Francisco potrà produrre energia pulita per coprire tutte le esigenze normali e generare anche corrente elettrica in surplus che potrebbe essere venduta sulla rete». Nella città canadese di Vancouver, il governo sta discutendo i particolari di turbine proposte dalla Blue Energy: potrebbero produrre fino a 450 megawatt. Una volta risolti i problemi d’installazione, di manutenzione delle parti in movimento nell’acqua e di economicità, le turbine potranno fornire un’importante risposta alla fame di energia del mondo. Partendo dalla violenza delle correnti che terrorizzò Ulisse e da una piccola boa galleggiante tra Scilla e Cariddi, per arrivare, forse, alle centrali del futuro prossimo.