Federico Ferrazza Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Tutto ha inizio in Gran Bretagna nei primi anni del XIX secolo. In quel periodo un ragazzino analfabeta e di famiglia povera di nome George Stephenson lavorava assieme al padre presso una miniera di carbone
Tutto ha inizio in Gran Bretagna nei primi anni del XIX secolo. In quel periodo un ragazzino analfabeta e di famiglia povera di nome George Stephenson lavorava assieme al padre presso una miniera di carbone. A 18 anni decise di mettersi a studiare e in poco tempo dimostrò le sue grandi abilità nel campo della meccanica. Nel 1814, basandosi su studi e prototipi di ingegneri del calibro di James Watt e Richard Trevithick, fece funzionare la sua prima locomotiva a vapore: la Blucher, destinata ai servizi di miniera. L’idea di base era quella di sfruttare la forza espansiva del vapore per far muovere le ruote. Successivamente Stephenson fu chiamato a realizzare la linea ferroviaria che avrebbe dovuto unire il giacimento carbonifero di Darlington al porto fluviale di Stockton-on-Tees. Era la prima linea ferroviaria a servizio pubblico. Così, nel 1825 nacque il treno. Correndo fino a 25 km/h, la Locomotion era una locomotiva a vapore capace di trainare 12 carrozze cariche di carbone, lunghe 6,5 metri l’una, e altre 21 carrozze con panche dove trovarono posto ben 450 persone. Quattro anni più tardi, l’ingegnere britannico venne incaricato di realizzare la linea ferroviaria Manchester-Liverpool. Costruì The Rocket (Il Razzo), una macchina che polverizzò ogni record di velocità ferroviaria: 56 chilometri orari. Restava da risolvere il problema della sicurezza. Molti, infatti, temevano che velocità così alte fossero poco controllabili. Così, negli anni Sessanta dell’800 nacque il freno ad aria compressa Westinghouse, dal nome del suo inventore americano. Da allora il treno è diventato uno dei principali mezzi di trasporto.