Guido Romeo Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
La comunicazione è il tallone d’Achille del Bacillus anthracis, il batterio che provoca infezioni letali e che può essere un’arma biologica potenziale (nella foto, una ricercatrice con una tuta stagna in laboratorio ad alta sicurezza)
La comunicazione è il tallone d’Achille del Bacillus anthracis, il batterio che provoca infezioni letali e che può essere un’arma biologica potenziale (nella foto, una ricercatrice con una tuta stagna in laboratorio ad alta sicurezza). Lo sostiene Martin Blaser, microbiologo presso l’Università di New York negli Stati Uniti, che in un recente articolo nella rivista ”Infection and Immunity” ha individuato il punto debole del batterio nel sistema che il microrganismo utilizza per comunicare la propria presenza ad altri esemplari della sua specie e che funziona come un richiamo chimico. « essenziale continuare a cercare nuovi vaccini e terapie per controllare l’antrace», avverte Blaser, «ma adesso sappiamo che il batterio possiede un sistema sensoriale in base al quale potremo sviluppare antagonisti o inibitori specifici». Assieme al suo studente Marcus Jones, Blaser ha identificato il gene LuxS, che si è rivelato necessario per promuovere la crescita in laboratorio del microbo. Il gene è stato così battezzato perché il sistema di comunicazione era stato inizialmente utilizzato nel Vibrio harveyi, un batterio bioluminescente, ma innocuo, per identificare il segnale del bacillo dell’antrace. Il sistema sensoriale permette al microrganismo di controllare l’ambiente circostante e sapere quanti batteri del suo stesso tipo si trovano nelle vicinanze. «Questa è un’informazione molto importante per il microbo», osserva Blaser, «perché solo quando un certo numero di batteri si accumula nello stesso luogo, essi comunicano tra loro per rilasciare tossine letali». Il sistema di segnalazione permetterebbe così ai microrganismi di conservare le proprie energie finché non sono sicuri di essere abbastanza numerosi per aggredire efficientemente l’organismo ospite.