Arianna Dagnino Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
I farmaci più usati nelle crisi d’ansia sono ansiolitici o benzodiazepine: questi però curano solo i sintomi e non le cause
I farmaci più usati nelle crisi d’ansia sono ansiolitici o benzodiazepine: questi però curano solo i sintomi e non le cause. Altri farmaci con azione terapeutica sia nei disturbi d’ansia sia nel trattamento della depressione, sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI): agiscono a livello delle sinapsi che collegano un neurone e l’altro, dove appunto viene generata questa molecola. «Negli attacchi di panico e di ansia bastano 4-5 settimane di terapia a base di farmaci della famiglia degli SSRI per ottenere buoni risultati», spiega Bellodi. «La cosa è più problematica quando si tratta di manie compulsivo-ossessive, stati di alterazione psichica profonda». Insieme con una terapia è efficace l’adozione di una Pcc o psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale: «Una sostiene l’altra», spiega Laura Bellodi (foto a sinistra), direttrice del Centro per l’ansia del San Raffaele, «lo scopo della psicoterapia è il ”decondizionamento” dei comportamenti patologici tipici dell’ansia». Secondo l’Associazione italiana del disturbo ossessivo-compulsivo (www.dochelp.it) la Pcc è efficace quanto gli psicofarmaci contro la depressione e i disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenirne le ricadute. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta insegna al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni. Il paziente lavora per mettere in pratica le strategie apprese, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati di volta in volta.