Arianna Dagnino Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Ormai è sotto gli occhi di tutti: l’uomo contemporaneo sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua esistenza su questo pianeta
Ormai è sotto gli occhi di tutti: l’uomo contemporaneo sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua esistenza su questo pianeta. «A rischio è la sua identità: ha perso quello che si era costruito nel corso dei secoli e non ne ha ancora trovato una nuova», avverte Lucio Sarno, direttore del Servizio di Psicologia clinica della salute all’Istituto San Raffaele, «perché una volta l’identità dipendeva da quella che la donna, madre, moglie, amante, compagna, gli affidava. Ma negli ultimi 20 anni è venuto meno un aspetto rassicurante come quello di essere considerato il punto di riferimento forte della famiglia, quello cui rivolgersi e affidare il potere: economico, sociale e sessuale». «Anche la frequenza di comportamenti omosessuali, in questo caso considerati patologici», dice Sarno, «è il riflesso di una condizione di fragilità nei confronti della donna, ora che questa manifesta un’autonomia imprevista. L’uomo ha sempre avuto una certa soggezione della donna, a partire dai rapporti con la madre, ma ora che viene meno anche la certezza della propria posizione nei suoi confronti, il rapporto col simile (quello dello stesso sesso) diventa un momento di rassicurazione». Allo stesso modo si spiega la crescita di fenomeni legati al piacere solitario, ricercato nelle hot line telefoniche o nelle chat-line su Internet. Non è solo il mutato rapporto con la donna ad aver messo in crisi l’uomo; altrettanto minato è il rapporto padre/figlio, il quale negli ultimi trent’anni è andato progressivamente indebolendosi. «Dopo il ’68 il padre ha abdicato alla sua autorità cercando una prossimità col figlio di tipo amicale/fraterno, non rendendosi conto che i figli hanno bisogno dei padri, di questa asimmetria di poteri», spiega Sarno. «Proprio il venir meno di questi punti di riferimento ha fatto sì che oggi i giovani navighino in un mare d’incertezze, senza norme, modelli e categorie di riferimento che consentono anche un momento di scontro e confronto da cui partire per costruire progressivamente una propria identità». Un tempo l’autorità del pater familias veniva riconosciuta e accettata dalla moglie-madre. «Esisteva un’idealizzazione della figura paterna che passava anche attraverso la madre», dice Sarno, «oggi ci ritroviamo con degli uomini adulti che coltivano l’illusione faustiana dell’eterna giovinezza, e dall’altra con degli adolescenti in una condizione di fragilità identitaria, che rifiutano ogni tipo di regola». Il vero problema è che l’uomo aspetta troppo prima di chiedere aiuto a uno specialista: «Lo fa come ultima spiaggia», si rammarica Sarno, «quando tutto è perduto, quando la moglie è andata via, quando il licenziamento è già avvenuto, quando la crisi è ormai irreparabile e non ci sono più alternative».