Arianna Dagnino Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Rimane il nemico numero uno dell’uomo. Uccide più del cancro del colon, della prostata e della mammella messi insieme e su dieci pazienti solo uno sopravvive per 5 anni
Rimane il nemico numero uno dell’uomo. Uccide più del cancro del colon, della prostata e della mammella messi insieme e su dieci pazienti solo uno sopravvive per 5 anni. Negli Stati Uniti ogni anno 170 mila persone sono falciate da questo killer silenzioso e in Italia sono 30mila le vittime annuali del tumore del polmone: più della metà sono uomini. «L’85 per cento delle persone colpite da un carcinoma polmonare sono fumatori o ex fumatori», osserva Piero Zannini, direttore di Chirurgia toracica presso il San Raffaele di Milano, «chi fuma corre un rischio doppio di sviluppare un cancro. Rischio che rimane per 15 anni anche dopo aver smesso». In Italia le persone a rischio sono il 30 % della popolazione, cioè 18 milioni di fumatori, secondo l’Istituto europeo di oncologia. Il fumo non è però l’unica causa del carcinoma polmonare: non vanno trascurati nemmeno l’alto inquinamento atmosferico e la sempre più frequente esposizione ad agenti tossici industriali (gas di scarico, fibre di amianto, radon), «tant’è vero», dice Zannini, «che l’incidenza di questa neoplasia è più alta nelle aree metropolitane». Per quanto riguarda la predisposizione ereditaria e le anomalie genetiche, «non c’è ancora nulla di documentato, anche la familiarità è certamente uno dei fattori di rischio». Con gli attuali metodi di diagnosi e terapia, la permanenza in vita dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare è solo del 15%. Ma se la malattia è diagnosticata in fase iniziale, la chirurgia ottiene fino all’80% di sopravvivenza a cinque anni. Le tre modalità di cura tradizionali nel tumore polmonare sono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. La chirurgia viene in genere utilizzata quando il cancro non si è ancora propagato in altre parti del corpo. Idealmente è il primo tipo di cura che il paziente riceve. A volte invece segue la chemioterapia o la radioterapia, che vengono utilizzate per prime per ridurre le dimensioni del tumore e circoscriverlo. «Oggi le tecniche chirurgiche sono migliorate al punto che si è in grado di operare anche là dove un tempo non era possibile», osserva Zannini, «come quando le metastasi sono arrivate nella parete toracica, alla carena tracheale, alle vertebre, al diaframma». La radioterapia consiste in un fascio di raggi ad alta energia diretto contro il tumore per ottenere il rallentamento o l’arresto della crescita del tumore. « invece ancora in fase di studio il trattamento con radio-frequenze delle neoplasie polmonari non operabili con sonde che scaldano il tumore fino a ucciderlo» spiega il chirurgo, per il quale il vero progresso nel campo polmonare è stata una terapia del dolore più mirata ed efficace e migliori fisioterapie pre e post-operatorie. «Grazie a tutto ciò», conclude Zannini, «oggi siamo in grado di operare pazienti che un tempo non potevano essere operati, soprattutto per via dell’età avanzata».