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 2003  settembre 13 Sabato calendario

Che fare se si pensa di avere uno o più fattori di rischio? Rivolgetevi a uno specialista per valutare insieme, e senza allarmismi, quali test conviene effettuare

Che fare se si pensa di avere uno o più fattori di rischio? Rivolgetevi a uno specialista per valutare insieme, e senza allarmismi, quali test conviene effettuare. Ecco come misurare il rischio di infarto: F test della proteina C-reattiva: sviluppato da Attilio Maseri nel 1994, oggi l’uso è brevettato, si fa in laboratorio con un prelievo di sangue. F test dell’EBT: la tomografia a fascio di elettroni, è un nuovo tipo di TAC che misura in maniera non invasiva la calcificazione delle arterie e la presenza di placche. F test dell’Hdl o dell’Ldl: un alto livello di colesterolo ”cattivo” (l’Lld) è un forte indicatore di rischio di malattia cardiaca, mentre il colesterolo ”buono” (l’Hdl) rimuove e rallenta la crescita delle placche arteriose. Più alto l’Hdl, minori i rischi di un attacco di cuore, ma meno di 40 mg/dL di Hdl aumenta il rischio di ictus. Ecco gli esami specifici per l’ictus: F dosaggio dell’omocisteina: se questo aminoacido è presente nel sangue in alte concentrazioni, favorisce il rischio di malattie vascolari e di emorragie cerebrali. F Test del fibrinogeno: il fibrinogeno è una proteina del sangue alla base del coagulo: se aumenta, cresce il rischio di ictus. F Ecocolor Doppler: è una sorta di fotografia alla carotide che permette di controllare le condizioni delle pareti dei vasi sanguigni che confluiscono al cervello. F Ecografia transesofagea: permette di controllare l’aorta ascendente e l’arco aortico, luoghi d’elezione per la formazione di placche che preludono all’ictus.