Guido Romeo Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
«Oggi l’identità è come un vestito che si usa finché serve: sessuale o politica, religiosa o nazionale, è precaria come tutto nella nostra vita» è la tesi esposta da Zygmunt Bauman, sociologo presso l’Università di Leeds in Gran Bretagna e l’Università Carlo di Praga, in Cecoslovacchia, nel suo ultimo saggio intitolato ”Intervista sull’identità” (Laterza 2003, 144 pp, 9 euro)
«Oggi l’identità è come un vestito che si usa finché serve: sessuale o politica, religiosa o nazionale, è precaria come tutto nella nostra vita» è la tesi esposta da Zygmunt Bauman, sociologo presso l’Università di Leeds in Gran Bretagna e l’Università Carlo di Praga, in Cecoslovacchia, nel suo ultimo saggio intitolato ”Intervista sull’identità” (Laterza 2003, 144 pp, 9 euro). Bauman prende in considerazione tre scrittori contemporanei, Samuel Beckett, Jorge Luis Borges e Vladimir Nabokov. Tutti furono grandissimi perché seppero rinunciare a un aspetto chiave della loro identità: la lingua. Non scrivevano infatti abitualmente nella loro lingua madre.