Roberta Mercuri Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Trasandata, levigata, vezzosa, grossolana. Oppure tentennante, artritica, fluida, flessuosa. Coi ricci della flemma, della spavalderia, della sobrietà
Trasandata, levigata, vezzosa, grossolana. Oppure tentennante, artritica, fluida, flessuosa. Coi ricci della flemma, della spavalderia, della sobrietà. I tanti tipi di scrittura, attraverso gli studi dei grafologi, svelano le capacità e il comportamento di ogni individuo. «La scrittura è un prodotto del cervello», spiega Sergio Deragna, grafologo della Lumsa di Roma, e autore del recente ”Grafologia e neuroscienze” (CeDiS editore), «e oggi la neuropsicologia dimostra come a numerose malattie neurologiche siano associati disturbi motori e alterazioni comportamentali che determinano modificazioni della scrittura». Ad esempio, gli individui che soffrono della sindrome di Gilles de la Tourrette, un’alterata funzione di nuclei della base del cervello che causa disturbi psicopatologici, mostrano tutti una scrittura trasandata, disordinata, piena di ”ricci della mitomania” (i tratti finali delle lettere e delle parole si dirigono in alto verso destra). Da ciò si deduce che le attività cerebrali che generano la scrittura sono le stesse che generano il comportamento. «Siamo ancora lontani dall’aver compreso come lavora la mente per rendere la scrittura unica e irripetibile per ciascun individuo», ammette Deragna, «sappiamo però che per capire qualcosa dobbiamo studiare il cervello: com’è organizzato, come lavora, come produce stati emozionali unici e irripetibili». Per adesso i ricercatori sono certi che il processo grafico coinvolge il cosiddetto sistema limbico, un insieme di strutture nel cervello profondo, tra le quali l’amigdala e l’ippocampo, che controlla le risposte emotive, e la corteccia cerebrale. I processi neurobiologici della scrittura non cambiano se la grafia è eseguita sotto dettatura, se si copia un testo scritto, se ci si esprime liberamente. «Ma la scrittura che meglio rispecchia le emozioni è quella spontanea», osserva Deragna, che ha analizzato la scrittura di un gruppo di gestanti prima e dopo un corso di training autogeno per la preparazione al parto. Risultato: al termine del corso il gesto grafico della maggior parte delle gestanti da rigido e angoloso era diventato morbido e curvo, rivelando, all’analisi grafologica, il passaggio da una condizione di tensione a uno stato di rilassamento fisico e mentale. Ma come fa un grafologo a interpretare uno scritto? I segni della scrittura utilizzati come chiavi per comprendere personalità e capacità intellettive sono un centinaio e comprendono non solo la forma delle lettere, ma anche lo spazio che le divide, lo spazio tra le parole e l’organizzazione della scrittura sul foglio. «Per tracciare un profilo, bisogna studiare la combinazione dei singoli elementi grafologici», spiega Deragna, «perché un segno può rafforzare o diminuire un altro. Una grafia curva indica benevolenza e generosità. Se però si associa a lettere strette vuol dire che il soggetto è più cauto e prudente. Se invece la scrittura curva si associa a larghezza tra le lettere, aste concave a destra e rigo discendente, l’individuo è debole, influenzabile, incapace di reagire». Il nostro modo di scrivere è in continua evoluzione ed è influenzato dalle variazioni della formazione e della personalità nel corso della vita. «Il ragazzino delle elementari subisce il condizionamento della maestra e dei coetanei. Verso i tredici anni la personalità individuale inizia ad avere la meglio, e la scrittura si libera dai condizionamenti esterni». In Italia il fondatore della grafologia è stato padre Girolamo Moretti, scomparso nel 1963 e autore di testi ancora oggi usati nelle Università e persino in tribunale. «La perizia grafologica ha valore probatorio in Italia e in quasi tutto il resto del mondo», spiega Cinzia Altieri, perito grafologo presso il tribunale di Milano, «ma solo acquisendo scritti redatti in tempi non sospetti il perito è in grado di svelare l’alterazione». Molte aziende fanno test di grafologia per capire se un individuo è adatto a un certo incarico. « una delle applicazioni più utili alle aziende», osserva Pacifico Cristofanelli, dell’Università di Urbino: «Il test non disturba il soggetto ed è relativamente rapido. L’analisi grafologica non prevede certo il futuro, ma mette in luce le attitudini di fondo per una mansione piuttosto che per un’altra». Roberta Mercuri