Varie, 15 settembre 2003
HERLITZKA
HERLITZKA Roberto Torino 2 ottobre 1937. Attore. Conosciuto dal grande pubblico per Buongiorno notte di Bellocchio, in cui interpretava Aldo Moro. Dopo essersi diplomato all’Accademia d’arte drammatica "Silvio D’Amico", inizia il tirocinio d’attore teatrale con Orazio Costa, per il quale recita nella Francesca da Rimini di D’Annunzio (1960), in Episodi e personaggi del poema dantesco (1966) e nel Don Giovanni di Molière (1966). Reciterà in una serie di allestimenti teatrali curati dai registi italiani più noti, tra cui Luca. Ronconi (con cui, nel 1968, ha fatto Il candelaio di Giordano Bruno e Le mutande di Sternheim), Antonio Calenda (Come vi piace, Sogno di una notte di mezza estate, Prometeo, Senilità), Luigi Squarzina (Il ventaglio, Misura per misura), G. Lavia (Otello, Zio Vanja) e W. Pagliaro (famoso il lungo monologo nel Misantropo di Molière). Il suo debutto come attore cinematografico risale al 1973, anno di uscita di La villeggiatura, di Marco Leto. Nello stesso anno conosce la regista Lina Wertmuller, con la quale intraprende un lungo sodalizio artistico. Herlitzka, infatti, ha recitato in Film d’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza (1973), Pasqualino Settebellezze (1976, qui fa il socialista), Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada (1983, è il dottor Crisafulli), Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico (1987, dove impersona Turi). Nel 1987 è l’avvocato di Oci ciornie, di Nikita Mikhalkov. Tra i suoi film successivi, Gli occhiali d’oro (1987), La maschera (1988), In nome del popolo sovrano (1990), Marcellino (1991), Il sogno della farfalla (1994), Marianna Ucrìa (1996), Il corpo dell’anima (1999). Nel 2001 interpreta il personaggio di Paolo nel film Quartetto di Salvatore Piscicelli (35mm.it). «Scoprirsi famoso a 65 anni. Quando le rughe tracciano solchi impietosi, quando i capelli sono ormai bianchi. ”Beh, per me questo non è proprio un problema: il mio viso è sempre stato scavato da ombre, segnato come in un disegno a carboncino”, [...] con quella faccia un po’ così, austera, nobile, dolente, anomala come il suo cognome (è nato a Torino da famiglia cecoslovacca) ha dovuto fare i conti per tutta la vita. ”In un teatro dove sempre più detta legge l’intrattenimento, il botteghino, io non sono mai stato corteggiato dagli impresari. Che a quelli come me preferiscono veline e comici televisivi. Pazienza. Un tempo questo mi amareggiava un po’, ormai non più. Il teatro di consumo non mi ha mai interessato, ho sempre fatto scelte improntate alla qualità, alla ricerca. Il mio divertimento è il testo, i miei complici registi non convenzionali, da Orazio Costa, il mio maestro, a Gabriele Lavia, da Peter Stein ad Antonio Calenda. Per questo sono come sono: meno ricco, meno celebre di altri, ma forse più libero e felice. [...] In fondo si fa l’attore per questo, per piacere agli altri. Il narcisismo è la molla di questo mestiere. Certo, poi si trasforma in altro, in voglia di comunicare, di trasmettere emozioni. Ma se alla fine la platea non ti applaude...”» (Giuseppina Manin, ”Corriere della Sera” 14/9/2003). «Sono nato e anche un po´ cresciuto come attore di teatro, il cinema mi piace enormemente, ne ho fatto saltuariamente però, e in film di non grande circuito. Ma che devo fare? Non mi chiamano. Non dico che accetterei qualunque cosa, ma non ho avuto molte occasioni di rifiutare film di grande richiamo. [...] Non che io mi senta discriminato, ma è un fatto che sono stato molto più presente con compagnie di teatro off. Tutto sommato la mia storia non è poi così diversa nei due campi. Sarà anche per la disponibilità a avventure teatrali che altri snobberebbero. Non ho avuto però grandi offerte dai teatri ufficiali c´è voluto Peter Stein con Zio Vania o lo Stabile di Trieste diretto da Calenda» (Giulio Baffi, ”la Repubblica” 14/9/2003).