14 settembre 2003
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Cash Johnny
• . Nato a Kingsland (Stati Uniti) il 26 febbraio 1932, morto a Nashville (Stati Uniti) il 12 settembre 2003. Cantante. Country. «L´avevano soprannominato "The man in black", l´uomo in nero, per il suo abbigliamento rigorosamente scuro, ma il riferimento serviva anche a descrivere la sua voce, profonda, scurissima, che ha segnato più di cinquant´anni di musica americana. Johnny Cash, uno dei grandi del country, uno dei padri del rock´n´roll, autore ed interprete leggendario della musica popolare statunitense [...] una delle figure più importanti del rinnovamento musicale avviato negli anni Cinquanta che ha portato alla definizione del pop moderno. [...] Nato in Arkansas, da una famiglia estremamente povera, iniziò a cantare attorno ai 12 anni, ispirandosi al country che ascoltava alla radio. Alla metà degli anni Cinquanta Cash si trasferì a Memphis dove riuscì ad incidere con la Sun Records di Sam Phillip, etichetta che, in quei tempi, aveva sotto contratto i giovani eroi del nascente rock´n´roll, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Carl Perkins, con i quali formò il leggendario "Quartetto da un milione di dollari", il Million Dollar Quartet nel 1956. Cash non era, però, un rocker, le sue erano storie di minatori, cowboys, ferrovieri e carcerati, raccontate con linguaggio tagliente e poetico, il suo era uno stile che riportava il country alle sue radici, arricchendole di un energia e di un linguaggio nuovi, spostandolo in un territorio del tutto nuovo. Cash fu tra i primi a comprendere il rinnovamento in atto nella musica americana, ad usare il 33 giri invece dei singoli e a introdurre l´idea del "concept album", con Ride this train, nel 1960. Da allora in poi Cash influenzò intere generazioni di autori e cantanti, sia nel mondo di Nashville che in quello del rock, sia in termini musicali (il suono del suo trio negli anni Cinquanta fu alla base di molto rock´n´roll dell´epoca), che nell´uso della voce. Da Dylan agli U2, da Waylon Jennings a Elvis Costello, sono in molti negli anni ad avere collaborato con lui e ad avere cantato le sue canzoni. Vincitore di ben 10 premi Grammy, l´ultimo dei quali nel 2000, Cash ha conquistato anche i cuori delle giovani generazioni, come ha testimoniato la vittoria di un premio per Hurt agli Mtv Awards. Attore al fianco di Kirk Douglas in Quattro tocchi di campana del 1971 e in Una vera amicizia del 1978, Cash ha continuato ad avere grandi successi durante gli anni Ottanta e assieme alla moglie, June Carter si è impegnato in molte battaglie civili, tra le quali quelle in difesa degli indiani d´America. Alla metà del decennio è tornato a dominare le classifiche con gli Highwaymen, una formazione che vedeva al fianco di Cash altri eroi del country moderno, come Kris Kristofferson, Waylon Jennings e Willie Nelson, con i quali ha attraversato anche buona parte degli anni Novanta. Il suo ultimo album, The man comes around, del 2002, lo ha visto alle prese con un repertorio di canzoni scritte da Sting, dai Beatles, dai Depeche Mode, ma anche dai Soundgarden e dai Nine Inch Nails, un capolavoro, che metteva ancora una volta in luce le sue straordinarie doti d´interprete» (Ernesto Assante, ”la Repubblica” 13/9/2003). «Più che una voce sembrava il riverbero profondo di una caverna. Quando cantava Johnny Cash faceva vibrare corde baritonali, scavava e rovistava nelle viscere, mischiava, com´è stato detto, inferno e paradiso, era carismatico come potrebbe esserlo un fuorilegge convinto di parlare con la parola di Dio. Eppure la sua appartenenza, peraltro relativa, al genere country ha impedito che diventasse una star fuori dal mondo anglosassone. Storia strana, questa, ma è vero che l´America è riuscita a esportare praticamente tutto di sé dalle spille alle guerre, e in musica anche la più piccola star di provincia, tutto tranne che il country. Il che, una volta tanto, ci ha risparmiato molti orrori, ma ci ha sicuramente privato della familiarità con una parte fondamentale della canzone popolare. Johnny Cash era un monumento. Della pietra aveva la consistenza, la grana forte e stentorea, la tenacia e l´incrollabile fiducia in quello spirito americano che magari qualche volta non coincideva con le sue scelte (non gli fu risparmiata la galera, dalla quale comunque lanciò splendide canzoni) ma che lui interpretava come un atto di fede: le parole del vangelo da una parte, e la libertà delle praterie dall´altra. I giovani impararono a conoscere la sua voce quando apparve in duetto con Bob Dylan (non uso né a duetti né a omaggiare altri artisti) nella canzone Girl from the country, rispolverata espressamente in Nashville Skyline, con un arrangiamento adatto alla voce baritonale di Cash, personaggio amatissimo da sempre dai protagonisti del rock. In fondo aveva tenuto sulle ginocchia Elvis e coccolato il primo rock che, magari senza saperlo, gli doveva una piccola ma significativa parte del suo certificato di nascita» (g.c., ”la Repubblica” 13/9/2003). «Cantante che ha rivoluzionato gli schemi classici del country con l’inconfondibile timbro baritonale della sua voce e un’affinità autobiografica per i fuorilegge, i derelitti, gli ergastolani e gli infelici, non si era mai ripreso dalla morte della moglie e partner June Cash, sposata nel ’68 da cui ha avuto 5 figli. [...] Un’icona americana la cui carriera ha attraversato i decenni e i generi [...] Quattro generazioni sono cresciute ascoltando la musica di Cash, figlio di un poverissimo mezzadro di origine indiana dell’Arkansas. Approfittando del sussidio agricolo offerto dal New Deal, i genitori avevano trasferito la loro numerosa famiglia in una piantagione di cotone. ”Non ho mai dimenticato le mie origini poverissime - spiegò in un’intervista alla Cnn - .Mi ricordo così bene cosa significa raccogliere cotone o tagliare legna per 12 ore al giorno che non voglio farlo mai più”. Poi, a 12 anni, il suo fratello maggiore Jack, 14enne, morì in un incidente. ”La sua scomparsa - spiegò - ebbe un impatto enorme sulla mia musica che acquistò un vena cupa e melanconica quando cominciai a suonare”. Il primo passo fu l’ingaggio da parte della Sun Records, la leggendaria etichetta che ha lanciato Elvis Presley e Jerry Lee Lewis. Dopo un esordio deludente con Hey Porter, nel ’ 55 sfondò con Cry, Cry Cry, seguito da ”Folsom Prison Blues”, che debuttò nella top 5 e I Walk the Line, il suo primo number 1. Nel ’57 fece la sua prima apparizione al Grand Ole Opry, il tempio della musica country americana, a Nashville. E’ lì che Cash decise di diventare ”The Man in Black”, l’uomo in nero. – All’Opry tutti indossavano vestiti fosforescenti incastonati di gemme e stivali da cowboy - raccontò - .Per differenziarmi decisi di indossare un completo nero e da allora non l’ho più tolto”. Il successo trasformò la sua vita in una frenetica corsa attraverso l’America, al ritmo di oltre 250 concerti l’anno. Girò il mondo in tournée e fu il primo cantante ad esibirsi gratis nelle prigioni come San Quintino. Negli anni ’60 i problemi di alcol e droga, sette arresti e il divorzio dalla moglie Vivian Liberto lo gettarono nella depressione. A salvarlo, dopo il collasso per overdose sul palcoscenico, fu la collega June Carter Nash che nel ’67 lo tirò fuori grazie alla fede cristiana, sposandolo l’anno dopo. ”Cash racconta storie di uomini in fuga dalla legge, dalla miseria in cui sono nati, dalla galera, dalla pazzia - ha scritto di lui Quentin Tarantino - L’ha fatto con grande onestà, perché ha vissuto in prima persona quell’inferno» (Alessandra Farkas, ”Corriere della Sera” 13/9/2003). «Musicista trasversale in tutti i sensi, Cash è rimasto a galla dagli anni ’50 ai giorni nostri col privilegio di aver suonato accanto a personaggi come Elvis Presley, U2, Beatles e di essere nelle grazie di artisti come Dylan ( che gli regalò il brano Wanted Man), e di aver recitato accanto a Kirk Douglas. Insomma, sulla breccia per quattro generazioni. Il vero merito di Cash fu quello di aver portato a livelli mondiali di popolarità un genere di per sé manierista come il country americano, spesso contaminandolo con il rock. Il suo stile essenziale, minimalista e personalissimo gli ha consentito di affrontare con successo autori e generi lontanissimi fra loro, dalla musica rurale tradizionale americana vecchia di un secolo, ad autori come Bruce Springsteen, Depeche Mode, Beck. A completare il quadro, una fama di ”maledetto”, in parte esagerata, dovuta all’uso smodato di medicinali e droghe, ai suoi soggiorni in ospedale per overdose e in prigione (dove fu il galeotto più festeggiato per i concerti a San Quintino e a Folsom City) e legata anche alle tematiche delle sue canzoni, centrate sull’altra America, quella dei perdenti, storie popolate da uomini in fuga dalla legge, incapaci di scrollarsi di dosso la miseria, la pazzia, i pregiudizi» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 13/9/2003). «Il grande vecchio della musica yankee al quale era affidata la memoria sonora dell’intera seconda metà del Novecento. Il destino gli aveva regalato nell’ultimo decennio un ritorno di popolarità e un carisma inusuale in un ambiente dove a quarant’anni si è considerati pronti all’ospizio (e se non ci vai dà molto fastidio). [...] La comunità pop degli Usa vedeva in Johnny Cash il rigore e la rispettabilità di un autore e interprete che ha avuto in sorte una vita romanzesca, e che innovando il country con cui era nato si era ritrovato prima protagonista del rockabilly e poi della sua evoluzione verso il folk-rock e il rock propriamente inteso, del quale è tuttora considerato uno dei padri fondatori. Nella sua lunghissima carriera, aveva suonato con Elvis Presley, con i Beatles, con Bob Dylan che lo adorava e gli regalò la canzone Wanted Man, mentre la collaborazione con gli U2 nel periodo di Zooropa degli Anni Novanta tornò a aprirgli le porte del music-business fino ai giorni nostri: ”Una quercia in un giardino pieno di erbacce”, lo ricorda oggi Bono. Cash non aveva pregiudizi, nei generi musicali: incorporava tutto quel che gli piaceva nella propria poetica, e lo reinterpretava secondo la propria sensibilità, ricavandone sempre capolavori con l’ausilio della profonda voce baritonale. La quale non aveva perso fascino (malgrado suonasse vecchia e stanca) neanche nell’ultimo album The Man Comes Around del 2002, che si aggiudicò un Grammy e contiene il brano dei Nine Inch Nails, una collaborazione di John Frusciante in Personal Jesus e I Hung My Head di Sting. The Man in Black, l’uomo in nero come lo chiamavano per il suo modo di vestire e per un glorioso album del 1973, aveva avviato la carriera artistica nel solco del country fin dall’adolescenza a Kingsland nell’Arkansas dov’era nato. Dai dodici anni in poi, fu una continua scalata che si consolidò nel 1955 a Memphis, dove abitava all’epoca assieme alla prima moglie Vivian Liberto. Lì firmò il suo primo contratto con la Sun Records, la casa discografica di Elvis dove cominciò a incidere con Sam Phillips. I Cinquanta videro grandi successi come Cry!Cry!Cry! o Get Rhythm o I Walk the Line, e un’attività frenetica che arrivò a 250 concerti l’anno. L’uso di amfetamine e sonniferi per sostenere tale sforzo fisico, l’abuso di alcol, gli procurarono un arresto nel ’65, quando tentò di passare in Messico nascondendo amfetamine dentro la chitarra. Passò un periodo in carcere alle Folsom Prison dove poi ambientò un album (Johnny Cash at Folsom Prison), ebbe un collasso per overdose e la moglie lo lasciò stanca delle sue sregolatezze. Cash approdò a Nashville dove conobbe June Carter, con la quale cominciò a collaborare artisticamente. Nei Settanta diventò attore (Quattro tocchi di campana con Kirk Douglas, una partecipazione al Tenente Colombo) ma la musica tornò presto a riacchiapparlo, mentre si faceva anche predicatore per la chiesa evangelista. Le sue incisioni per American Recordings lo riportarono sulle scene, e artisti come Springsteen, Sheryl Crow, Emmylou Harris registrarono un disco tributo con alcune delle sue 400 canzoni. Era il vecchio più giovane del rock americano, una leggenda la cui scomparsa chiude un’epoca» (Marinella Venegoni, ”La Stampa” 13/9/2003).