Fabrizio Carbone Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Sono pronti a volare per migliaia di chilometri. E sono milioni, forse miliardi. I biologi che studiano gli uccelli migratori sanno che la fine dell’estate è il momento in cui alcune specie cominciano a lasciare le aree di nidificazione dove hanno portato a termine con successo il compito più importante dell’anno: mettere al mondo figli per assicurare la continuità della specie
Sono pronti a volare per migliaia di chilometri. E sono milioni, forse miliardi. I biologi che studiano gli uccelli migratori sanno che la fine dell’estate è il momento in cui alcune specie cominciano a lasciare le aree di nidificazione dove hanno portato a termine con successo il compito più importante dell’anno: mettere al mondo figli per assicurare la continuità della specie. La scorsa primavera avevano trovato il luogo migliore per costruire il nido, deporre le uova, covarle fino alla schiusa. Per poi allevare la prole: da uno a 18 piccoli a seconda della specie. E ora lo stesso istinto spinge uccellini di 6-7 grammi (come il regolo o il colibrì), e grandi veleggiatori che raggiungono i sedici chili di peso (come il condor o il cigno), a partire con il vento: verso il Sud del mondo.