Alberto Siliotti Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Nel 1898 l’egittologo francese Victor Loret scoprì nella Valle dei Re la tomba del faraone Amenofi II, all’interno della quale vennero ritrovate numerose mummie reali e altre non identificate, sprovviste delle bende rituali e in precario stato di conservazione
Nel 1898 l’egittologo francese Victor Loret scoprì nella Valle dei Re la tomba del faraone Amenofi II, all’interno della quale vennero ritrovate numerose mummie reali e altre non identificate, sprovviste delle bende rituali e in precario stato di conservazione. Osservando attentamente una di queste mummie, l’archeologa Joann Fletcher dell’Università di York (UK) ha creduto di poter identificare le spoglie mortali di Nefertiti (1304 - 1237 a. C.), la grande sposa reale di Amenofi IV, il ”faraone eretico” che salì al potere nel 1352 a. C. e cambiò il suo nome, in onore del dio Aton, il Disco Solare. La notizia dell’identificazione è stata diffusa alcune settimane fa, non in un convegno scientifico, ma attraverso la catena televisiva Discovery Channel. Una scoperta clamorosa destinata a mettere subbuglio nel mondo dell’egittologia o un’affermazione gratuita e non documentata? Su cosa si basano le affermazioni della studiosa? La Fletcher sostiene essenzialmente di aver notato che la mummia aveva un collo assai allungato e gli zigomi alti, analogamente al celebre busto in calcare dipinto, opera dello scultore Thutmose, esposto all’Aegyptisches Museum di Berlino e trovato nel 1912 a Tell el-Amarna, il luogo dove Akhenaton trasferì la capitale dell’Egitto, che prima si trovava a Tebe. «Tutte le statue di questo periodo avevano le stesse caratteristiche» commenta scettico il dottor Zahi Hawass, il più celebre archeologo egiziano e segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità dell’Egitto. A quell’epoca, infatti, le tendenze artistiche subirono una profonda modificazione, al punto che tutte le statue e i bassorilievi del periodo sono immediatamente riconoscibili: la figura umana viene raffigurata non più con le proporzioni canoniche, ma allungata, quasi deformata. Non deve quindi sorprendere che un’identificazione basata solo sull’ipotetica rassomiglianza di una mummia in precario stato di conservazione col celebre busto di Berlino appaia a tutti gli studiosi quanto meno avventata. Ma chi era veramente Nefertiti, questa regina tanto bella quanto misteriosa? Nefertiti era la sposa reale di Amenofi IV (1364-1347 a.C.), più noto con il nome di Akhenaton, come volle farsi chiamare a partire dall’anno 5 del regno. Akhenaton ripristinò con rigore fondamentalista il concetto di dio unico, imponendo il culto di Aton e sbarazzandosi in un solo colpo dell’intero pantheon egiziano e del culto di Amon, principale divinità tebana la cui casta sacerdotale aveva acquistato un potere eccessivo. Della sua sposa Nefertiti s’ignora quasi tutto. Di certo si sa che era bella: il suo nome contiene infatti il segno trilittero nefer, cioè ”bello”, e significa ”la bella è venuta” . Probabilmente era figlia di Ay, comandante della cavalleria e primo ministro di Akhenaton e successivamente consigliere di Tutankhamon al quale succedette sul trono d’Egitto. Innumerevoli sono le rappresentazioni nei bassorilievi di questa regina sempre raffigurata a fianco del suo consorte e spesso accompagnata da alcune delle sue sei figlie, una delle quali, la bella Ankhesenpaaten, sposò successivamente il suo fratellastro Tutankhamon insieme al quale è raffigurata sullo schienale del trono d’oro del re. Nefertiti godette sicuramente di grande prestigio e autorità, come dimostrano i titoli che l’accompagnano di ”principessa legittima”, ”favorita del re dell’Alto e Basso Egitto” e ”Grande sposa reale” che la collocano al vertice della gerarchia civile. Il suo nome però scompare e le sue tracce si perdono bruscamente a partire dall’anno 13 del regno di Akhenaton, fatto che farebbe generalmente pensare a una sua morte prematura. Ma c’è anche un’altra possibilità: che anche Nefertiti abbia cambiato nome, ma per un altro motivo. Per diventare faraone. Non è escluso che Nefertiti possa essere stata elevata al ruolo di coreggente durante il regno di Akhenaton, e alla morte del suo sposo avrebbe potuto regnare per un anno con il nome di Ankheperura. Ma poteva una donna salire sul trono d’Egitto? Le mogli del faraone portavano il titolo di ”spose reali” e la più importante tra esse, la madre del futuro erede al trono, quello di ”grande sposa reale” a cui spesso si aggiungeva quello di ”madre del re”. Le spose reali godevano di grande prestigio e considerazione, erano elementi fondamentali nell’iconografia ufficiale e potevano avere grande influenza sugli affari religiosi e in quelli di stato, senza però condividere il trono. Alcune spose reali furono particolarmente potenti e influenti, come Nefertiti, la sua sorellastra Nefertari (’la più bella”), grande sposa reale di Ramesse II, e la regina Ty, sposa del faraone Amenofi III, considerata addirittura la personificazione della dea Maat e alla quale venivano tributati onori divini. Altre esercitarono veramente il potere reale senza peraltro assumere la titolatura reale. Tra queste la tebana Iahotep, moglie del re Seqenenra, che ebbe un ruolo di grande importanza nella lotta contro gli Hyksos, popolazioni straniere che invasero l’Egitto nel 1785 a.C. dominandolo per quasi due secoli; o Ahmes-Nefertari, sposa di Amosi (1539-1514), figlio di Iahotep e primo sovrano della XVIII dinastia. Il sacerdote e storico egiziano Manetone, che visse nel III sec. a.C. e al quale si deve la suddivisione dei sovrani d’Egitto in dinastie in uso ai nostri giorni, assicura che, in virtù di una legge risalente alla II dinastia, anche una donna poteva effettivamente salire sul trono. In un raro e preziosissimo papiro che riporta l’elenco dei sovrani d’Egitto, noto col nome di ”Canone di Torino” in quanto conservato al Museo Egizio di Torino, è precisato che, alla morte del faraone Merenra, figlio di Pepi II, salì al trono con il titolo di ”Re dell’Alto e Basso Egitto” una donna chiamata Neit-iqeret, più nota con il nome grecizzato di Nitocris. Complessi calcoli cronologici permettono di stabilire che il suo regno ebbe inizio verso il 2185 a.C., ma purtroppo non vi sono altre testimonianze archeologiche su questa regina. Alcuni secoli dopo, all’epoca della V dinastia, verso il 1790 a.C., un’altra donna regnò per un periodo di circa cinque anni: si trattava della regina Sobek-Neferu, sorella o sposa del faraone Amenemete IV della quale esiste una statua acefala al Museo del Louvre. La terza donna che salì sul trono d’Egitto fu Hatshepsut (1479-1457), figlia del faraone Thutmosi I, che assunse il potere come reggente per il nipote Thutmosi III. Dopo 7 anni di reggenza, Hatshepsut, spinta dall’ambizione, si fece incoronare come faraone, assumendo la titolatura reale e facendosi ritrarre sotto sembianze maschili. Hatshepsut conservò il potere fino alla sua morte e fu padrona dell’Egitto per ben 22 anni. Alcuni indizi, provenienti da una stele esposta al Museo di Berlino, fanno ritenere che anche dopo la morte di Akhenaton e del suo effimero successore e figlio Smenkhara una donna abbia governato l’Egitto per un breve periodo. Ma chi era la misteriosa sovrana? Nefertiti stessa? «Anche se qualche collega non condivide la mia interpretazione, sono convinto che Nefertiti non abbia mai regnato» afferma l’egittologo tedesco Christian Loeben. Analizzando i testi dei due frammenti di una statuetta funeraria di Nefertiti conservati nel museo del Louvre e di Brooklyn, Loeben ha scoperto che al momento della sua morte a Nefertiti era ancora attribuito il titolo di ”grande sposa reale” e che, quindi, non poteva essere salita sul trono. Il mistero resta per ora insoluto. Alberto Siliotti