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 2003  settembre 13 Sabato calendario

Per molti il sussidiario è stato, più che un libro di testo, qualcosa che ha soddisfatto una sete di sapere, facendo nascere le prime passioni, poi divenute magari una professione: «Per tutta la prima elementare» confessa il giornalista e scrittore Beppe Severgnini «ho creduto che i sussidiari sussurrassero

Per molti il sussidiario è stato, più che un libro di testo, qualcosa che ha soddisfatto una sete di sapere, facendo nascere le prime passioni, poi divenute magari una professione: «Per tutta la prima elementare» confessa il giornalista e scrittore Beppe Severgnini «ho creduto che i sussidiari sussurrassero. Poi mi hanno detto che non era vero. Ora so che in prima elementare avevo capito tutto». La poetessa Alda Merini ricorda ancora il rispetto con cui il sussidiario andava tenuto: «Era un libro quasi religioso, guai se c’era una piega: era l’immagine della famiglia, della semplicità povera e bella. Io l’ho amato molto: quand’ero bambina si dovevano imparare diverse cose a memoria, io mi esercitavo con le filastrocche. Alcune le ricordo ancora». Il fascino provato da ragazzo davanti ai disegni dei sussidiari è una sensazione che Marcello D’Orta, autore di ”Io speriamo che me la cavo”, ha ben impresso nella memoria: «Ammetto di essere un nostalgico. Quando posso vado nei mercatini alla ricerca di questi vecchi libri. Ricordo ancora lo stupore infantile davanti a quei disegni semplici: una rondine che vola sul tetto, un uomo con l’ombrello. Credo siano stati proprio quei bei colori a tinte pastello che mi hanno spinto a iscrivermi all’istituto d’arte». E quando è diventato maestro che sussidiari ha trovato? «Ho sempre privilegiato libri che si avvicinassero al modello degli anni ’50 e ’60, testi che facessero largo uso di fotografie, ma in cui c’era anche il disegno. La foto lascia poco spazio per l’immaginazione». Parte con una nota di rammarico anche Piergiorgio Odifreddi, divulgatore scientifico e docente di logica alle università di Torino e Cornell (Usa): «Da bambino ero affascinato dai sussidiari così come dall’Enciclopedia dei Ragazzi. Mi piaceva aprire il libro a caso, perché si trovava davvero di tutto, anche quello che non cercavo. Inoltre il sussidiario è stato il primo approccio alla multimedialità in un’epoca in cui non c’era la televisione e i libri erano pieni solo di parole. Oggi la situazione si è ribaltata».