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 2003  settembre 13 Sabato calendario

Ogni anno un milione e mezzo di gnu attraversano le acque rossicce del Grumeti River, in Kenya, sfidando i coccodrilli più grossi del mondo: a migliaia moriranno sbranati dai rettili, a centinaia finiranno orribilmente calpestati nella confusione del branco che si sforza di raggiungere la riva opposta

Ogni anno un milione e mezzo di gnu attraversano le acque rossicce del Grumeti River, in Kenya, sfidando i coccodrilli più grossi del mondo: a migliaia moriranno sbranati dai rettili, a centinaia finiranno orribilmente calpestati nella confusione del branco che si sforza di raggiungere la riva opposta.  uno dei momenti più drammatici di uno spettacolo che si ripete ogni anno: un movimento di massa su un’estensione di 3000 chilometri, dall’altipiano dorato del Masai Mara, in Kenya, fino alle praterie del Serengeti, in Tanzania. Per poi tornare proprio nei luoghi dove era cominciato il lungo viaggio. Verso la fine di maggio, all’inizio della stagione secca, le grandi mandrie di erbivori cominciano a radunarsi nell’Olduvaj. il periodo degli amori: i maschi combattono a cornate per affermare la loro supremazia sui rivali, poi galoppano frenetici attorno alla mandria agitata delle femmine, infine s’accoppiano. Il nome ”gnu” deriva proprio dal caratteristico muggito che questi animali emettono. All’improvviso un segnale misterioso scuote il gruppo. Tutti si muovono in direzione nord, verso i verdi pascoli del Masai Mara in Kenya. Verso novembre la migrazione viene ripetuta a ritroso, in direzione del Serengeti. Nel loro viaggio, gli gnu sono accompagnati da 300.000 zebre e altrettante gazzelle, elefanti, antilopi. Ma anche da iene, leoni e ghepardi, che li spiano in attesa del momento migliore per un lauto banchetto. Ognuno con la sua strategia di caccia: i leoni, veloci ma poco resistenti, devono avvicinarsi alla preda il più possibile. Gli gnu li lasciano passeggiare in mezzo al loro branco, sapendo di potergli sfuggire finché sono a distanza di sicurezza. Ma i leoni sono capaci di uccidere fino a sei-otto cuccioli per poi lasciarli in terra, dove saranno divorati da altri carnivori. I ghepardi, invece, sono gli animali più veloci della terra (raggiungono i 112 chilometri all’ora) ma non riescono a inseguire la preda per più di 400 metri. Il dispendio energetico causato dalla corsa li costringe a riposarsi almeno mezz’ora prima di un nuovo tentativo. E poi ci sono le iene: molti credono che mangino solo carogne. Non è così. Veloci e resistenti, catturano il 60 per cento delle prede. Insomma, la migrazione degli gnu è piena di pericoli. Eppure gli animali l’affrontano ogni anno. Come mai? «Vanno in cerca d’acqua» spiega il professor S.J. McNaughton della Syracuse University di New York, che studia l’ecosistema del Serengeti da oltre 25 anni. «Gli spostamenti avvengono ogni anno in periodi diversi, a seconda delle condizioni ambientali. In alcune aree le piante e il terreno contengono minerali in quantità sufficiente per nutrire le femmine gravide, quelle in lattazione, i neonati». Molto importanti sono calcio, rame, azoto, sodio, zinco e, per le femmine che allattano e i cuccioli, anche magnesio e fosforo: «Il contenuto minerale delle piante nel parco del Serengeti varia a seconda della zona: i pascoli della stagione secca non contengono calcio, quelli della stagione delle piogge sì. Gli erbivori non migrano solo per inseguire le piogge, ma anche per i minerali». Il rapporto tra animali e piante erbacee risulta molto vantaggioso per entrambi. McNaughton ha cominciato i suoi studi analizzando la vegetazione: «Ho recintato alcune aree in modo da proteggerle dal passaggio di milioni di zoccoli. Le piante delle zone dove gli erbivori avevano pascolato ricrescevano con tessuti di altissima qualità. La stessa cosa non avveniva nelle aree di controllo recintate». Gli spostamenti sono variabili, non tutti gli animali si muovono contemporaneamente. «Le femmine in lattazione con i piccoli spesso si staccano dal resto del gruppo alla ricerca di aree a sud ad alto contenuto di calcio mentre i maschi e le femmine non in lattazione migrano nei pascoli del nord». Come tutti i cuccioli, anche quelli di gnu sono vittime dei predatori. Ma questi erbivori, per difendersi, hanno adottato uno stratagemma: le femmine partoriscono tutte insieme, sulle piane del Serengeti e quelle di Ndutu nella Ngorongoro Conservation Area, nel giro di poche settimane. Se una delle partorienti è sfasata rispetto alle compagne, riesce a interrompere il parto prima che la testolina del piccolo spunti fuori dal suo corpo. La sincronizzazione ha il vantaggio di offrire ai predatori una tale quantità di cuccioli da saziare in un batter d’occhio la loro fame, ma il numero fa anche aumentare le probabilità di sopravvivenza dei neonati. I piccoli non vengono accuditi in un rifugio protetto: dopo pochi minuti corrono nel flusso di animali in movimento. Capita però che tanti, nella confusione, smarriscano le mamme. Tra le femmine di gnu non esiste nessun tipo di cooperazione nell’allevamento dei neonati. E i cuccioli rimasti orfani sono destinati a morire. Alessandra Soresina Roberta Mercuri