Marina Bidetti e Paola Andena Macchina del Tempo, settembre 2003 (n.9), 13 settembre 2003
Basta una macchia, un colore che faccia assomigliare le ali alla corteccia di un albero (foto 1), perché gli uccelli nemici si spaventino e abbiano un attimo di esitazione
Basta una macchia, un colore che faccia assomigliare le ali alla corteccia di un albero (foto 1), perché gli uccelli nemici si spaventino e abbiano un attimo di esitazione. Quell’istante salva le farfalle da morte certa. Ecco perché queste creature sono tra gli insetti più appariscenti e colorati. Tanto splendore è dovuto alla necessità di sopravvivere. La capacità di mimetismo, di imitare i colori distintivi di specie velenose (foto 2) o del terreno (foto 3), o di diventare simili a un occhio di gufo (foto 4), permette alle farfalle di beffare i predatori. Gli scettici della teoria evolutiva sembrerebbero non credere che tanto splendore abbia origine genetica. Che nasconda un disegno divino? « un dubbio che è venuto a molti creazionisti, ma è immotivato» dice Valerio Sbordoni, professore di zoologia all’università di Roma Tor Vergata e autore de ”Il mondo delle farfalle”, edito da Mondadori. «Anni di ricerche hanno anzi dimostrato che i disegni sulle ali delle farfalle possono modificarsi molto rapidamente». E gli studi genetici danno credito agli evoluzionisti: i disegni dipendono da geni che spesso stanno in associazione. «Si comportano come un supergene» spiega Sbordoni. «Ogni fattore che colpisce un singolo gene, come una mutazione o uno spostamento nel cromosoma, ha effetto anche sugli altri geni del gruppo. Così, anche in specie molto vicine nella classificazione, o tra maschi e femmine della stessa specie, si possono vedere colorazioni diverse, che però hanno tutte un valore mimetico. Che la genetica del colore delle farfalle non sia complicata lo dimostra il fatto che accoppiando razze della stessa specie, ma con colori differenti, il mimetismo si rompe, perché i geni sono mescolati in maniera scorretta». Questi disegni devono essere sottoposti all’azione della selezione naturale. «Anche in tal caso non ci sono problemi» conclude Sbordoni. « stato dimostrato che le farfalle incapaci d’imitare in modo perfetto i modelli velenosi sono più protette di altre specie che mimetiche non sono».