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 2003  settembre 13 Sabato calendario

Il diavolo. Era lui il signore della valle occultata nella campagna toscana tra le province di Pisa e di Firenze

Il diavolo. Era lui il signore della valle occultata nella campagna toscana tra le province di Pisa e di Firenze. I viandanti lo vedevano da ogni parte: dietro i vapori, le emissioni sulfuree, le nuvole che si alzavano dalla terra. Sentivano la sua voce, un sibilo orribile che a volte si trasformava in tuono e percepivano l’odore di zolfo. Nessuno avrebbe immaginato che quel luogo da incubo un giorno si sarebbe trasformato in una delle più importanti centrali al mondo di produzione di energia geotermica. E che i segni del demonio altro non erano che vapore di origine vulcanica sprigionato con violenza da crepe e fenditure del terreno. Siamo a Larderello, minuscolo paese industriale fondato due secoli fa dall’industriale francese Francesco De Larderel: oggi è un centro Enel all’avanguardia per lo sfruttamento della geotermia. Protagonisti i soffioni boraciferi, fumarole e geyser, che escono dal terreno sprigionando energia pulita trasformata poi in elettricità e immessa nella rete nazionale. Nella valle ci sono 212 pozzi per l’estrazione del vapore collegati da 188 chilometri di tubazioni argentate, altri duecento pozzi si trovano più a sud verso l’Amiata. Uno spettacolo nello spettacolo, anche perché le strutture metalliche non deturpano e non inquinano il territorio. Anzi, grazie a una migliore distribuzione del vapore acqueo, la valle una volta brulla e secca si è popolata di alberi di mirto, ginepro, leccio e pino. Come il petrolio, i soffi di energia si trovano sotto terra, a più di 700 metri di profondità. Hanno una forza incontenibile e sono capaci di produrre ogni anno più del 5% del fabbisogno energetico nazionale. Non è moltissimo, ma se si pensa che i blackout energetici di giugno sono stati provocati dal taglio della stessa percentuale di energia, è facile capire che anche i soffioni di Larderello siano una risorsa importante. Che l’Enel sta cercando di potenziare. Oggi a Larderello ci sono 34 centrali geotermiche e nel 2002 sono stati prodotti 4.662,3 gigawatt (il 3,45 in più dell’anno precedente), energia che è servita a soddisfare i consumi di 1.600.000 famiglie. Senza inquinare l’ambiente. Basti pensare che per fare altrettanto con il petrolio, sarebbe stato necessario bruciare 1 milione di tonnellate con una emissione di 1,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica. «Il nostro obiettivo a breve e medio termine è quello di trovare altri 700 gigavattori di energia e aprire centinaia di nuovi pozzi» spiega Sandro Fontecedro, responsabile del settore Energie rinnovabili dell’Enel. «Purtroppo le risorse geotermiche sono abbastanza limitate. Ma in Toscana abbiamo fiducia di poter trovare nuova energia che ci consenta di elevare magari di un punto la produzione totale di energia geotermica, dal 5 al 6%. E per questo stiamo investendo risorse. Quando si scopre un nuovo pozzo geotermico, infatti, non sempre questo può dare i frutti desiderati». un po’ come succede con il petrolio: si scava, si perfora e poi ci si accorge che la vena è insufficiente. Perché non è detto che in quel tratto di terreno, dove magari usciva un po’ di vapore, si riesca a trovare il vero soffione. Magari il magma c’è, ma non il deposito di acqua. Il segreto dell’energia di Larderello è quello dei filosofi alchemici: acqua, terra e fuoco. Sotto le colline, a circa 8 mila metri di profondità, si trova un inesauribile deposito di acqua. Da quando viene sfruttato la sua capienza non è mai diminuita: è alimentato con l’acqua recuperata dagli impianti, ma anche dalla pioggia e forse dal mare. L’acqua segue un percorso sotterraneo e quando sfiora il magma evapora. «A quelle profondità le temperature sono elevatissime» spiega Lio Ceppatelli, responsabile del settore Geotermico dell’Enel «basti pensare che a 750 metri sottoterra il vapore può raggiungere la temperatura di 220 gradi centigradi. Quando esce dal pozzo, la velocità è di 400 metri al secondo e il suo rumore raggiunge i 130 decibel, proprio come un jet militare in fase di decollo». Larderello non è soltanto un paese-fabbrica, negli anni si è trasformato anche in un’attrazione turistica con oltre 40 mila visitatori l’anno. Il sito ospita il museo della geotermia dove si ripercorrono gli stadi dello sviluppo di questa energia pulita, esempi di archeologia industriale, impianti e un pozzo dimostrativo. Il soffione, chiuso da una rete metallica, una volta veniva aperto a mano con una grande chiave inglese. Non era un’operazione sicura, perché il vapore a oltre 200 gradi poteva investire il tecnico. Oggi l’apertura è affidata a un telecomando, ma è ugualmente affascinante. Il vapore inizia a fuoriuscire in un lento e lamentoso sibilo. Poi si allarga, il terreno pare tremare, il suono è assordante. Anche le vecchie centrali geotermiche stanno cambiando volto. Nel 1991 è stata costruita la centrale Valle Secolo, la più grande e moderna del mondo. Qui l’energia del vapore viene convogliata verso una turbina enorme e trasformata in elettricità in un processo continuo. Ma la cosa che sorprende di più è la quasi assoluta mancanza di personale. Al loro posto computer e workstation monitorizzano tutti i processi, regolano la pressione del vapore, i giri delle turbine e il riciclaggio dell’acqua. Sì, perché il vapore raffreddato provoca condensa e dunque acqua: migliaia di litri che non sono dispersi, ma convogliati in una specie di piscina per poi essere nuovamente inseriti nella falda freatica. Il resto del vapore sale invece in cielo e tornerà a bagnare Larderello sotto forma di pioggia. Il risultato è un riciclo che non ha intaccato la riserva acquifera. «Bisognerebbe che non piovesse anni perché sotto Larderello la vena si prosciugasse» dicono gli esperti «dunque la nostra energia è praticamente inesauribile». Eppure Larderello non è nata come centrale geotermica. A partire dal 1827, De Larderel vi costruì un’industria per ricavare l’acido borico. Fu un grande successo: il «piccolo francese» si arricchì così tanto da costruire un intero paese a cui dette il suo nome e a Livorno si fece erigere un enorme e sontuoso palazzo, arricchito da arredi, oggi trasformato in parte nella sede della procura. De Larderel aveva però intuito il potere energetico dei soffioni tanto da realizzare un ingegnoso sistema di teleriscaldamento per le case di operai e impiegati. La svolta nel 1904, quando il genero, Piero Ginori Conti, fece funzionare per la prima volta un meccanismo con il vapore accendendo cinque lampadine. E capì che il diavolo aveva costruito un enorme pentolone con il coperchio. Bastava sollevarlo per regalare elettricità e benessere. E lui lo sollevò. Marco Gasperetti