Macchina del Tempo, settembre 2003 (n. 9), 12 settembre 2003
HOUSTON
«Abbiamo trovato la pistola fumante» ha esordito Scott Hubbard della commissione d’inchiesta sul disastro della navicella Columbia avvenuta il 1° febbraio scorso. Quel giorno, durante il rientro nell’atmosfera terrestre, la navetta spaziale esplose e morirono tutti i sette astronauti dell’equipaggio. Ora è certo che a causare la distruzione furono i danni arrecati da un pezzo di isolante staccatosi dal serbatoio principale del carburante durante il lancio, un mese prima. La commissione è arrivata a queste conclusioni dopo i test condotti presso l’istituto di ricerche del Sud-Ovest a San Antonio in Texas (nel grafico a sinistra una ricostruzione degli esperimenti). Per simulare le condizioni incontrate dallo Shuttle durante il decollo, un pezzo simile a quello staccatosi dal Columbia, del peso di 900 grammi, è stato sparato a 850 km/h contro un pannello in carbonio identico a quello della navicella, prelevato da un’ala dello Shuttle Atlantis. «L’isolante ha provocato un buco di ben 40 cm di diametro» ha osservato Hubbard, «impossibile da riparare in orbita».