Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  settembre 12 Venerdì calendario

Padova - La prima edizione italiana della RoboCup, la più importante competizione di intelligenza artificiale del mondo che ha come scopo lo sviluppo entro il 2050 di una squadra di robot umanoidi totalmente autonomi, in grado di vincere contro la squadra umana campione del mondo, si è conclusa incoronando i vincitori per le categorie RoboCupSoccer, RoboCupJunior, RoboCupRescue, lo scorso 11 luglio

Padova - La prima edizione italiana della RoboCup, la più importante competizione di intelligenza artificiale del mondo che ha come scopo lo sviluppo entro il 2050 di una squadra di robot umanoidi totalmente autonomi, in grado di vincere contro la squadra umana campione del mondo, si è conclusa incoronando i vincitori per le categorie RoboCupSoccer, RoboCupJunior, RoboCupRescue, lo scorso 11 luglio. La prima e più importante categoria è riservata ad automi che giocano a calcio (nella foto un robot umanoide della squadra Honda indossa la maglia del Milan football club), mentre le altre sono dedicate rispettivamente a progetti minori e a missioni di salvataggio in ambienti nei quali operatori umani si muoverebbero con difficoltà. «La scelta del gioco del calcio come banco di prova non è solo una trovata pubblicitaria» ha spiegato Raffaello D’Andrea, creatore della squadra dei ”Big Red” della Cornell University, Stati Uniti, campioni mondiali 2003 nella categoria ”small-size”, durante i seminari di Spoletoscienza organizzati dalla Fondazione Sigma-Tau subito dopo la RoboCup (www.sigma-tau.it/fondazione/spoletoscienza/default.htm), «perché rappresenta un ottimo problema tipo per lo studio dei sistemi autonomi in grado di interpretare l’ambiente che li circonda e di rispondere a stimoli esterni in modo autonomo». Il problema-calcio è infatti formulabile in termini semplici: mandare la palla nella rete avversaria e impedire che finisca nella propria, ma la sua soluzione implica lo sviluppo di un’intelligenza tipica di un team. «La difficoltà fondamentale», ha osservato D’Andrea, «non è solo quella di organizzare schemi tattici per la squadra: bisogna riconoscere la palla come palla, e distinguere la propria porta da quella avversaria». Un compito che qualche volta confonde ancora gli stessi giocatori umani. www.robocup2003.org