Mario Torre, Macchina del Tempo, settembre 2003 (n. 9), 12 settembre 2003
Difficile credere che il Sole sia in grado di emettere suoni, come uno strumento musicale, eppure è proprio così
Difficile credere che il Sole sia in grado di emettere suoni, come uno strumento musicale, eppure è proprio così. Il Sole, infatti, è pervaso da milioni di piccoli moti oscillatori con periodi attorno a cinque minuti, di ampiezza di appena un decimillesimo del raggio solare, ognuno dei quali possiede una configurazione spaziale e un periodo ben definiti. Queste onde sono prodotte principalmente dai moti convettivi di gas che si hanno all’interno della stella. La disciplina nata negli anni Settanta che studia le oscillazioni del Sole ha preso il nome di eliosismologia o sismologia solare. Le onde sono intrappolate tra la superficie e il centro formando un sistema di onde stazionarie simili alle onde sonore intrappolate nella canna di un organo o tra le membrane di un tamburo che danno origine alle note musicali. Le frequenze di oscillazione, quelle che potremmo definire ”note musicali”, vengono rilevate per mezzo dell’effetto che la propagazione delle onde produce sugli strati superficiali del Sole, e sono quindi misurate da Terra o da sonde come la Soho con una precisione di una parte su diecimila per mezzo di sensibilissimi spettrografi che sfruttano l`effetto Doppler. Poiché ogni ”frequenza di oscillazione” rispecchia le condizioni fisiche di una particolare regione in cui l’onda si propaga, allo stesso modo con cui i geofisici studiano l’interno della Terra per mezzo delle onde sismiche che si propagano durante i terremoti, gli astrofisici possono studiare l’interno del Sole analizzando lo spettro delle frequenze di oscillazione. I ricercatori sono arrivati a tracciare una mappa dell’interno solare con una tecnica simile a quella impiegata nella sismologia terrestre, dove si studiano il periodo e il tempo di propagazione delle onde elastiche generate dai terremoti per ricavare informazioni sul mantello e sul nucleo terrestre. Pertanto la conoscenza di tutte le frequenze emesse ci permette di dedurre le proprietà fisiche del Sole in ogni suo punto, e quindi di costruire un modello solare, detto modello eliosismico. Le ”onde sonore” del Sole, tuttavia, si producono su frequenze troppo basse per essere percepite da un orecchio umano. Così, per poterle rendere udibili, la registrazioni delle onde sonore del Sole vengono accelerate fino a 42.000 volte la velocità normale con la quale sono state incise. In tal modo oltre 40 giorni di vibrazioni si riducono a pochi secondi, ma diventa finalmente possibile ascoltare questo concerto stellare. Se volete ascoltare qualche esempio andate al sito: http://soi.stanford.edu/ results/sounds.html.