Macchina del Tempo, settembre 2003 (n. 9), 12 settembre 2003
Ho 55 anni e sono appassionata della lingua italiana, anche se ormai l’ortografia lascia il tempo che trova specie sui quotidiani
Ho 55 anni e sono appassionata della lingua italiana, anche se ormai l’ortografia lascia il tempo che trova specie sui quotidiani. Ritengo, però, sia inaccettabile in giornali come il vostro. Nel numero di giugno c’è scritto: «Nell’utero sogniamo...». non ci vuole la vocale ”i” con ”gna” salvo che nella parola ”compagnia”. Peccato sciupare articoli interessanti in modo tanto banale... Spero non me ne vogliate... Flaminia Masoni (e-mail) Gentile Flaminia, non ce ne voglia lei, ma il suo rilievo non ha ragion d’essere. Il nesso gn non è mai seguito da i atona, cioè non accentata. Si scrive perciò castagna e non castagnia; legna, non legnia. In queste parole, infatti, l’accento tonico cade su sillabe diverse da gn: castàgna, légna. La i viene mantenuta in parole come compagnia, in cui l’accento cade sulla i, come sostiene lei. Fanno eccezione, però, i verbi terminanti in -gnare e -gnere alla prima persona plurale dell’indicativo presente, alla prima e seconda persona plurale del congiuntivo presente: qui la i appartiene alla desinenza. Quindi: noi sogniamo (allo stesso modo: noi am-iamo). Peraltro, nella sua Grammatica italiana (Utet), Luca Serianni, docente di storia della lingua italiana a La Sapienza di Roma, ammette la liceità di sognamo, senza i, come «adeguamento alla pronuncia».