Macchina del Tempo, settembre 2003 (n. 9), 12 settembre 2003
Spettabile redazione, nel numero di luglio della rivista viene presentato come grossa novità un software, messo a punto da un ricercatore italiano per la Microsoft, che permette di ricostruire in 3D quadri e dipinti (ad esempio la Trinità di Masaccio)
Spettabile redazione, nel numero di luglio della rivista viene presentato come grossa novità un software, messo a punto da un ricercatore italiano per la Microsoft, che permette di ricostruire in 3D quadri e dipinti (ad esempio la Trinità di Masaccio). Ma qualcosa di simile è in uso da anni, scaricabile gratuitamente dalla rete! Esiste per esempio il mondo VanGogh, dove si può girovagare per ”le case gialle”. C’è poi anche il progetto Atlantide: i miei allievi hanno ricostruito in 3D, seguendo le parole di Platone, il mitico mondo, assieme a ragazzini finlandesi. Antonella Alessandri (e-mail) Risponde Antonio Criminisi di Imageware: «Esistono diversi pacchetti software basati su tecniche di autocad che fanno cose simili. La stessa Trinità è stata ricostruita qualche anno fa da un’istituzione accademica belga (Ghent). Le tecniche esistenti non sono però adeguate per un’analisi tecnica del dipinto in quanto cercano d’inventare ciò che non si vede o ciò per cui non si dispone d’informazione metrica, allo scopo di rendere il modello 3D più bello. Le mie tecniche, invece, tendono a ricostruire soltanto ciò che si vede (ecco perciò le figure umane piatte). Questo rende i miei algoritmi molto più interessanti dal punto di vista della storia dell’arte e della computer vision. Le assunzioni fatte durante il processo di ricostruzione sono esplicite e rigorose. Inoltre, la matematica di base ci permette di condurre un’analisi della precisione della geometria dei dipinti. Cioè ci chiediamo, quanto è corretto lo spazio architettonico? I miei algoritmi non sono solo utili all’estrapolazione dello spazio 3D di un dipinto, ma permettono di ricostruire l’ambiente in maniera accurata, facendo uso dell’informazione realmente presente nell’immagine ed evitando la trappola d’inventare inesistenti dati metrici per ottenere un risultato esteticamente più appetibile».