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 2003  settembre 12 Venerdì calendario

Lindh Anna

• Enskede (Svezia) 19 giugno 1957, Stoccolma (Svezia) 11 settembre 2003 (il giorno prima era stata accoltellata). Ministro degli Esteri • «Voleva vedere se nello stand di Giorgio Armani c’era quel tailleur che cercava. Perché avrebbe dovuto partecipare al grande dibattito di chiusura della campagna per il referendum sull’euro in tv e voleva essere a posto, come sempre. Si era ricavata un paio d’ore di libertà dagli impegni. Giusto il tempo di fare un giro per negozi e, come migliaia di persone qualunque, era entrata in quello che per la gente di Stoccolma è il vero santuario dello shopping: il grande magazzino NK, nella centralissima Hamngatan. Di fronte ai giardini che arrivano fino ai canali e, poco più avanti, all’isolotto sul quale sorge il Parlamento. [...] quel ”modello svedese” che per la signora Lindh era la realtà di tutti i giorni e un credo politico per il quale battersi. In un intreccio tra pubblico e privato che, a volte, sorprendeva gli altri ministri degli Esteri europei. Come [...] quando il figlio più piccolo, Filip, otto anni, le telefonò nel bel mezzo del vertice di Riva del Garda: ”E’ rimasto fuori di casa, ha dimenticato le chiavi, adesso devo assolutamente occuparmi di lui”, disse al collega inglese Jack Straw prima di dileguarsi dalla riunione. Anna Lindh non viveva a Stoccolma, ma in una cittadina a cento chilometri a Sud della capitale, Nykoeping, capoluogo della contea di Soedermanland di cui è governatore suo marito: l’ex ministro degli Affari sociali, Bo Holmberg. [...] La Bbc, nei suoi servizi, l’ha definita ”la regina dell’euro” perché - ancor più del primo ministro Goran Persson - aveva preso la testa della campagna per il ”sì” al referendum sull’ingresso della Svezia nella moneta comune europea. Lo considerava uno sbocco necessario, assolutamente indispensabile per il futuro di quel ”modello svedese” per il quale si era sempre battuta. Era anche ottimista, nonostante tutti i sondaggi: ”Ma no, vedrai che vinceremo”, aveva risposto a Romano Prodi che le aveva chiesto a Riva del Garda se avesse paura di una sconfitta» (’La Stampa” 12/9/2003).