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 2003  settembre 12 Venerdì calendario

Cruz Julio

• Santiago del Estero (Argentina) 10 ottobre 1974. Calciatore. Dal 2009/2010 alla Lazio. Con l’Inter ha vinto gli scudetti del 2006, 2007, 2008, 2009 (il primo a tavolino), ha giocato anche nel Bologna • Molto alto (1,90 m). «Già, mi sono sviluppato intorno ai diciassette anni e tutto d’un colpo, raggiungendo quasi le misure di un giocatore di pallacanestro. Fortuna che ho conservato un piede piccolo, calzo il 42, che mi aiuta molto a trattare il pallone alla maniera di noi sudamericani [...] Ero magro e piccolino quando Cavallero e Lopez mi adocchiarono nella squadra allievi del Banfield e mi portarono tra i titolari. Anche allora giocavo centravanti ma non pensavo, onestamente, di fare una simile carriera: al Banfield l’unico obiettivo possibile era quello di evitare la B» (Nicola Cecere, ”La Gazzetta dello Sport” 12/9/2003). «L’ultima passione che rilancia l’irrefrenabile passione dei tifosi nerazzurri viaggia con le lunghe gambe di un argentino che [...] ha sempre camminato evitando le luci della ribalta. Con la doppietta segnata alla Juventus, il lungo viaggio che ha portato Julio Ricardo Cruz da un piccolo paese del nord dell’Argentina, Santiago del Estero (un nome che valeva una ipoteca sul suo futuro di emigrato del pallone), verso la ribalta del calcio sotto una pioggia di complimenti. Spesso accompagnati da una certa meraviglia, a dispetto di una carriera tutt’altro che scarna, avendo vinto i titoli nazionali con River Plate e Feyenoord. [...] ”Forse sarà perché sono uno che parla poco, sono uno poco in vista, così gli altri si meravigliano”. Quando si racconta comunica serenità, parla di calcio facendo sempre riferimento al collettivo, alla necessità di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, mai come un fatto individuale. Si è preso la maglia numero nove, ma non è certo il prototipo dell’attaccante egoista. I gol, quando arrivano, sono sempre qualcosa da aggiungere a gare dove il lavoro da fare è tanto. Il fisico è quello di un pallavolista, eppure i suoi idoli sono giocatori diversissimi da lui, Maradona, Francescoli che lo ha svezzato, Del Piero e Signori. Il suo grande amico. [...] ”Non vivo per il gol. Sono un attaccante, ma la cosa che mi piace di più è giocare a calcio, partecipare alla costruzione delle azioni. Anche se questo può sembrare strano per uno con il mio fisico. [...] La svolta è avvenuta a Bologna, e il merito è stato di Guidolin che mi ha chiesto di partecipare alla costruzione del gioco, senza stare fermo in area ad aspettare. Prima ci sono stati i consigli di Francescoli. Quella proposta di Guidolin mi è piaciuta, l’ho capita. Credo che nella vita si debbano saper cogliere i buoni consigli. Credo di essere abbastanza intelligente per capire cosa può essere importante per crescere. [...] Se ci sono i gol, meglio, ma non è tutto lì. [...] Quando fai un gol è un grande momento ma non decide la tua vita. Ho sempre festeggiato tutti i miei gol senza fare grandi scene. Perché mi sento di fare così. [...] Ho sempre giocato per migliorarmi. Quando ero ragazzo e in pochi giorni sono finito in prima squadra, poi titolare al River. oppure in Olanda, così come a Bologna. Ho sempre lavorato per imparare e arrivare ad una grande squadra. Ora sono all’Inter, sono in cima al mondo eppure sono solo all’inizio perché qui, con questa squadra, voglio fare cose importanti. Ho vinto lo scudetto in Argentina e in Olanda, so cosa sia quella gioia. [...] Da quando sono partito ho sempre fatto tutto da solo, e sono stato solo in Olanda e anche a Bologna. In Italia è stato tutto più facile, mi sono trovato benissimo, mi sono trovato a pensare di essere italiano, anche se i miei nonni erano di origine spagnola. Mi piace tornare in Argentina, ma non soffro la lontananza”» (Gianni Piva, ”la Repubblica” 4/12/2003).