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 2003  settembre 10 Mercoledì calendario

HIRST Damien

HIRST Damien Bristol (Gran Bretagna) 7 giugno 1965. Artista • «L’artista più ”maledetto” e più osannato della ”pop” arte inglese. [...] Scandaloso, provocatorio, blasfemo. Geniale o vergognoso, a seconda dei critici e dei gusti. Qualche esempio. I quattro evangelisti sono sanguinolente teste di mucca (autentica) in formaldeide, su cui sono stati infilzati coltelli, forbici, scalpelli, bisturi chirurgici. Anche Giuda è una testa di vacca, ma con il muso girato verso il muro e gli occhi bendati. Il martirio di san Matteo è una vetrinetta riempita con un teschio, un crocefisso, fiaschi e bottiglie, da cui zampilla in continuazione un appicicoso liquido rossastro (vero sangue, di animale). L´ascensione di Cristo è una vetrinetta analoga, ma vuota, su cui campeggia una colomba impagliata. Dappertutto ci sono ossa, mucchi di mosche putrefatte, fialette, forcipi. E sangue, tanto sangue. La stampa britannica non si scandalizza per questo spettacolo da macelleria o da obitorio, che certamente in un paese come l´Italia susciterebbe orrore tra molti cattolici e l´ira del Vaticano. Il critico del ”Guardian” osserva che certe statue del Cristo in croce, certi quadri che si trovano nelle chiese, sono altrettanto grandguignoleschi. [...] Qualcuno accusa Hirst di non avere più nulla di nuovo da dire, e di limitarsi a ripetere la sua propensione per l´horror e lo shock, fini a se stessi. Intanto, però, il quotidiano ”Independent” spara una delle sue ”teste di mucca” in prima pagina. Non solo gli artisti eccentrici amano scioccare il pubblico» (Enrico Franceschini, ”la Repubblica” 10/9/2003). «La spiritualità è da sempre una costante del mio lavoro. Quattordici palle da ping pong possono aver lo stesso significato religioso di un martirio. [...] L’arte è sempre tradizionale. Anche quando di fronte a un’opera vien da dire: ”Dio, questa sì che è una sorpresa!”. Non è vero, siamo sempre di fronte alla stessa cosa. solo presentata in modo nuovo [...] Senza un discorso sulla vita e la morte non c’è arte, c’è solo design. E la morte violenta è l’unica immagine della morte che riusciamo a trattenere. Il cattolicesimo lo sa bene. Le vite dei santi martiri sono delle grandi storie proprio perché visualizzabili, mentre l’idea astratta di morte non lo è. E ora che la religione è in crisi, sta rinascendo una sorta di realismo. Basti pensare al successo di The Passion di Mel Gibson. La gente è sempre attratta dal fallimento di qualcosa o di qualcuno. Quel che accade oggi con la Chiesa è la stessa cosa che accade con la famiglia reale in Inghilterra. la vulnerabilità della chiesa cattolica che crea un nuovo interesse e rende di nuovo possibili e credibili queste storie di martirio [...] Le mosche e le farfalle sono una metafora della fragilità della nostra vita. Thomas Hobbes scrisse che la nostra vita è sporca brutale e corta e che gli uomini sono come mosche scacciate dal muro. vero. Se guardiamo da lontano un gruppo di persone ci appaiono come mosche. Punti neri. Ma le farfalle sono l’altra faccia della nostra esistenza: la meraviglia. Siamo mosche e farfalle nello stesso tempo [...] la negazione della morte fa parte di noi. Per questo la morte è tabù e paura. Riguardo al mondo, poi, siamo sempre stati in guerra o sull’orlo di una guerra. Per conviverci dobbiamo non pensarci [...] Io non do risposte, pongo solo domande. Ho letto un’intervista a Julian Schnabel in cui diceva di esser interessato a come le venature di una foglia somigliassero a quelle del suo braccio. il modo giusto di guardare le cose per accorgersi che siamo parte di qualcosa molto più grande di noi. [...] Un mio amico diceva: ”Alla fine della notte, dopo tanto alcol e tanta droga, la gente diventa noiosa e comincia a parlare del passato”. Sono d’accordo: chi parla del passato è noioso. [...] Non mi piacciono i miei vecchi lavori, vedo solo i difetti, mai i risultati [...] Un giorno dico ai miei figli: ”Voglio insegnarvi qualcosa a proposito del denaro”. Ma mio figlio grande risponde: ”Mi interessa di più sapere perché sei famoso”. A soli nove anni ha capito che la fama è un desiderio più potente del denaro. Perché è la cosa più vicina all’immortalità. Ma per me è stata anche una trappola, mi ha creato molti problemi [...] Una volta, durante una dimostrazione contro di me, mi sono avvicinato a un militante e ho detto: ”Io non ho mai ucciso nessun animale per farne un’opera”. E lui ha risposto: ”Non ci interessa. Tu sei famoso, mentre di noi nessuno si occupa. Picchettare la tua mostra serve a farci pubblicità”. Capisco, ma dispiace che non si preoccupino del mio lavoro, di ciò che è giusto o sbagliato. Dispiace essere solo strumento di pubblicità. Quando ho capito di essere diventato famoso? Quando sono finito sulle parole crociate. 21 orizzontale: ”artista in salamoia”. Cinque lettere: ”Hirst”! [...] una volta Rachel Whiteread (artista inglese, ndr) mi disse: ”Damien sei diventato un media-puttana”. In realtà tutti gli artisti contemporanei lo sono, non possono fare a meno dei media. Ma possono nasconderlo meglio di me [...] Non ho altro interesse per i corpi che un interesse visivo. Guardo un ospedale solo dal punto di vista estetico. Non avrei mai potuto fare il medico perché amo la speranza e il sogno. L’idea di non poter guarire qualcuno mi risulta insopportabile [...]» (Alessandra Mammì, ”L’Espresso” 7/10/2004).