Varie, 9 settembre 2003
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Sachs Tom
• New York (Stati Uniti) 1966. Artista • «Uno degli artisti americani più importanti, eletto dai critici d’arte come autore di meta-marche [...] Una pista per le automobiline, nera e marrone, gira intorno a tutto lo spazio. Lo perimetra, lo attraversa, lo seziona e infine lo collega. All’interno del circuito, connessi spazialmente e alla pista, ci sono diverse ”costruzioni”: un carrello della McDonald’s, un bar con liquori e piatto per la musica da dj, una serie di televisori a circuito chiuso, un armadio con gli attrezzi, un amplificatore con varie casse circolari incorporate, un ghetto riprodotto in miniatura su cui incombe un mitragliatore, e altri strani oggetti ancora. un’istallazione di Tom Sachs [...] allestita presso la sede tedesca della Fondazione Guggenheim a Berlino fino al 5 ottobre. Si intitola Nutsy’s. Nell’intervista inserita nel catalogo, Sachs spiega che il nome deriva da un uomo incontrato durante un viaggio in Giamaica. Nel posto in cui l’artista si è recato Nutsy è tutto. L’ufficio postale e il negozio che ripara le biciclette. Se non sei amico di Nutsy, la vita ti è difficile. La sua è l’unica ”marca” esistente sull’isola. [...] Il ricorso a numi della moda o a marchi dell’industria alimentare - famoso il campo di concentramento realizzato con scatole di Prada che creò tanto scalpore alla Jewish Museum di New York nell’esposizione Mirroring Evil: nazi Imagery/Recent art - eletto come una critica ai marchi stessi un ironico no logo giocato proprio attraverso l’uso del logo. In realtà [...] Sachs è un artista ironico e provocatorio, ma poco ideologico. [...] La riproduzione in scala 1:25 della Unité d’Habitation di Le Corbusier. quello che si direbbe un plastico ricostruito in modo fedele utilizzando dei cartoncini Bristol, nastro adesivo e colla adesiva. bianco, identico all’originale. Solo che si tratta, appunto, di una riproduzione, un rifacimento, uno di quegli oggetti che un maniacale ragazzo con la passione per l’architettura ha voluto realizzare nella sua stanza o più probabilmente nel garage di casa. Perché? Per possedere l’architettura senza averla davvero. Spiega Sachs: ”Voglio l’Unité ma non posso averla; è costosa; è abitata da centinaia di persone. Allora me la costruisco da me”. un modellino, ma è anche un giocattolo. una cosa seria - quanto lavoro gli è occorso per realizzarla. L’elemento del gioco è centrale in tutta l’opera di Sachs che ha rifatto sempre in scala 1:25 anche la navicella spaziale Shuttle pronta sulla sua rampa di lancio (è esposto ora al Museo d’Arte Contemporanea di Berlino, l’Hamburger Bahnhof). Il gioco possiede una potenza evocatrice che in genere non si considera. [...] Sachs è un bricoleur, un artista che ha una passione spontanea per la costruzione, l’artigianato improvvisato dei bambini, ma che ha acquisito anche tanta perizia tecnica. [...] Compone oggetti, situazioni, produce performance in cui le ”cose” sono tratte da altri ambiti. Non semplici felicitazioni o rinvii ma proprio costruzioni. Il gioco ha la vocazione a rifare miniaturizzando. Il confine tra il giocatore e il collezionista è davvero molto sottile. Sachs è un collezionista non solo di ”cose” ma anche di ”immagini”. Nutsy’s comprende anche una serie di minitelecamere a circuito chiuso che riproducono le immagini delle automobiline; esse corrono sulla pista che collega tutta l’installazione, mentre dei televisori, una schiera di video trasmettono le immagini dell’azione e anche quella degli spettatori seduti davanti all’installazione della mostra. Il gioco è quello del circuito chiuso, che si alimenta da solo: con il gioco stesso. Cosa manipola l’artista americano? Gli oggetti della sua vita. In questo egli è perfettamente in linea con gli scrittori della sua generazione, in Usa come in Italia, che giocano con le marche dei supermercati, con i prodotti della pubblicità, con il sottile erotismo, l’aggressività e la propensione al consumo implicite nella società contemporanea, nei suoi riti insensati eppure così pervasivi (in Usa: Daved Eggers, David Foster Wallace). Nel grande gioco dell’arte Sachs non manipola solo pezzi di cartone, bottiglie vuote, cartoncino Bristol, oggetti ritrovati, ma prima di tutto il tempo. Nel gioco il tempo è sospeso, l’oggetto riconquistato attraverso rituali personalismi individuali. Proprio come fa con Nutsy’s. [...] Sachs è un disegnatore di piccoli fumetti, di storie con parole e immagini ad uso personale e privato, ma sempre cariche d’ironia, e dunque di sottile aggressività. Egli è il vero erede di Andy Warhol. Non solo ne eredita la trasgressività, ma anche la capacità di giocare con le immagini della propria epoca; tuttavia, a differenza del pop artista, che coltivava un segreto gusto estetico persino ecletizzante - i suoi quadri sono sempre belli -, il giovane artista americano sembra trascurare l’elemento estetico; anzi, lo aggira, lo irride. Sachs ci sbatte sotto il naso i suoi oggetti infantili, le sue ”cose” e ci dice provocatoriamente: ”ecco guardate con cosa io faccio arte!”» (Marco Belpoliti, ”La Stampa” 9/9/2003).