Varie, 8 settembre 2003
MOCHETTI
MOCHETTI Maurizio Roma 1940. Artista • «Sul pavimento ”Blue bird”, un modello in scala di auto da record con motore a getto che complessivamente (auto più paracadute aperto) misura dodici metri. Il motore è acceso, l’auto è ferma, il paracadute di frenata è aperto. E ancora: un aereo F104 Starfighter, punto di origine di un cono solidificato prodotto dalla combustione del motore. Il cono è diventato supporto dell’aereo e la sua direzione è determinata dalla direzione di volo dell’aereo stesso. E poi: una Ferrari F1 in scala 1:20 in oro zecchino, ma anche un asse in alluminio che è imperniato in un punto della parete - titolo ”Generatrice” - e che, grazie a un micromotore interno, si muove e descrive un semicerchio sul pavimento. Sono alcuni lavori di Maurizio Mochetti [...] Sostiene che ”un artista è un personaggio internazionale, non per fama ma per conoscenza. Un artista non lavora per Roma, l’Italia o un altro paese ma per l’uomo. Lavora per l’essere umano, per l’umanità. Io che lavoro intorno alle questioni dello spazio se vedo un lavoro di un artista di Hong Kong metto in discussione il mio, lo verifico, lo modifico, o resto sulla mia strada. Ecco perché internazionale. Ma è sempre accaduto. A livello personale aggiungo che pur vivendo a Roma in realtà ho sempre lavorato al nord. [...] Il nostro paese per molto tempo è rimasto fermo a Guttuso che, culturalmente, ha rappresentato il livello medio italiano, con i suoi continui rimandi a un certo mondo, alle questioni meridionali...Di base sono questioni che non metto nell’arte. Non sono del nord o del sud. Sono un uomo. Sono italiano dentro perché porto con me i miei maestri: Paolo Uccello, Piero della Francesca, Leonardo...Questo è nel Dna [...] Direi più oggetto che forma. Il rapporto è idea e oggetto. Per me l’oggetto non è l’opera ma un pretesto per realizzarla. L’opera vera è l’idea. L’automobile non è la forma, cioè quattro ruote, due sedili, ma l’idea di trasportare un essere da un punto a un altro a una certa velocità. Può cambiare forma ma resta automobile. Sono convinto che l’arte è sempre immagine e che quindi presuppone l’esistenza di un oggetto. Ma è strumentale rispetto all’idea, che è universale e immortale. [...] Oggi la visione è settoriale, specializzata. In questo senso mi sento un artista classico. Sono legato a questi maestri dell’antichità come a Lucio Fontana, che reputo il mio vero maestro, il primo ad affrontare il problema dello spazio. [...] Storicamente è un momento di crisi, caotico. Gli artisti giovani inoltre sono nati sotto la pubblicità e il consumismo di mercato, che tutto domina. Sono sballottati dalle gallerie che vogliono un oggetto da vendere. Tutto questo è nato nell’Ottocento ma non credo che sia il futuro dell’arte. [...] Bisogna inventarsi dei nuovi veicoli. Le vie nuove sono le industrie, le multinazionali, le pubbliche amministrazioni. Nel futuro le grandi istituzioni avranno bisogno di manifestare il proprio primato attraverso l’arte, come accadeva con Lorenzo de’ Medici. Per qualsiasi azienda è riduttivo intervenire attraverso le sponsorizzazioni o la pubblicità. Non ha più molto senso nella realtà di un mercato dominato da pochi. La differenza sarà data dall’arte. [...] Ci sono società che nel loro settore sono praticamente monopoliste: avranno i loro artisti come accadeva ai tempi dei Medici. Si differenzieranno attraverso la cultura. Insomma ci sarà, in forma diversa, un nuovo Rinascimento. [...] Purtroppo l’arte ha sempre bisogno di un principe, ha bisogno di un potere a cui appoggiarsi per garantirsi la sopravvivenza”» (Paolo Vagheggi, ”la Repubblica” 8/9/2003).