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 2003  settembre 08 Lunedì calendario

Braghetti Anna

• Laura Roma 3 agosto 1953. Ex terrorista • «Studi all’istituto tecnico, un impiego regolare, entra nelle Brigate Rosse nel 1977 e un anno dopo, insieme al compagno Prospero Gallinari, partecipa al sequestro di Aldo Moro come proprietaria prestanome dell’appartamento di Via Montalcini. Il 5 febbraio 1980 viene notata da una assistente universitaria nei pressi dell’androne della facoltà di Scienze politiche, dove 7 giorni più tardi verrà ucciso Vittorio Bachelet. Il 27 maggio dello stesso anno l’arresto nelle vie del centro di Roma. Il 6 marzo del 1982 il brigatista pentito Antonio Savasta afferma che furono Prospero Gallinari e Anna Laura Braghetti i carcerieri del presidente Dc. Il 10 aprile 1989, a Roma, nel corso del processo alle Br, Francesco Piccioni legge un documento, sottoscritto tra gli altri anche da Laura Braghetti, nel quale si afferma che ”fu lo Stato a dichiarare guerra”. Nel 1991, sul settimanale ”L’Espresso”, compare una dichiarazione della ex brigatista sul sequestro del presidente democristiano: ”Era la nostra risposta al compromesso storico che ingabbiava l’opposizione subordinandola alla Dc”. Nel 1994 Braghetti dichiara al sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Marini, che Moro scriveva molto, e aggiunge: ”Voglio precisare che tali documenti uscivano da via Montalcini solo nelle mani del componente del comitato esecutivo”, cioè Mario Moretti. Il 19 giugno 1996, a Roma, nel corso del processo Moro-quinquies, Germano Maccari afferma di essere stato il ”quarto uomo” a custodire Aldo Moro, insieme a Prospero Gallinari, Mario Moretti ed Anna Laura Braghetti. Nel 1997 il maresciallo di Ps Giuseppe Mango dichiara al giudice istruttore veneziano Carlo Mastelloni, di aver saputo che durante il sequestro Moro furono fatti accertamenti anche nella zona dove era ubicata via Montalcini, a seguito di segnalazioni fiduciarie pervenute alla squadra e, in particolare, di indicazioni avute sulla Braghetti. L’8 marzo 1998, in un’intervista al settimanale tedesco ”Der Spiegel”, l’ex brigatista afferma di ricordare che Moretti e Maccari fecero salire Moro nel portabagagli della Renault, poi gli spararono entrambi nove colpi col silenziatore. Qualche giorno dopo, sul quotidiano ”La Repubblica”, Daniele Mastrogiacomo riporta la dichiarazione di un funzionario dell’Ucigos che spiega che il pedinamento di Braghetti iniziò nel corso del sequestro e non dopo la morte di Aldo Moro. Oltre a periodi di detenzione in molti penitenziari italiani, Anna Laura Braghetti ha trascorso quattro anni nel supercarcere di Voghera, in condizioni difficili. Lì ha cominciato a maturare il distacco dalle Br e dal progetto di rivoluzione armata. Nel 1994 ha ottenuto il permesso di lavorare fuori dal carcere, nel 2002 la libertà condizionale. tra le coordinatrici di un progetto della Comunità europea per l’inserimento al lavoro di ex detenuti. Germano Maccari, coinquilino nei giorni del sequestro Moro, la descrive così: ”Era una femminista, una compagnuccia di quartiere, conosciuta, ex fidanzata del Bruno Seghetti che però non ha mai partecipato ad alcuna banda armata prima. entrata a far parte delle Brigate rosse per comprare un appartamento ed è stata poi partecipe di tutto ciò che successivamente è successo in Italia» (www.brigaterosse.org). «Ho una distanza così grande dal mio passato che quasi non riesco più a parlarne. C’è stato un periodo in cui ho fatto della ideologia un modello di vita e da quella persona lì sono lontana anni luce. Quando si diventa adulti non si capiscono più i discorsi dei ventenni. [...] Ho letto sul giornale che all’epoca del delitto Moro avevo 23 anni e ci ho creduto. Solo dopo qualche ora ho realizzato che ne avevo 25. [...] Sì, ero contraria all’uccisione di Moro. Ero inorridita. Ma è comodo dirlo adesso. A quei tempi non ho agito. Ho immaginato di lasciar andare Moro ma non l’ho fatto. Ho lasciato che accadesse. E sono rimasta nelle Br [...] Tutti sanno chi sono adesso, come sono cambiata, perché. Ogni tanto – non perché io possa dimenticare, o perché creda di poter davvero voltare per sempre quella pagina – vorrei soltanto vivere, fare il mio lavoro in sordina, essere lasciata in pace. Non restare ancorata per sempre a certi momenti della mia vita. Esistere per quello che sono oggi. Stare in disparte. Mi viene da dire che tocca agli altri, adesso. Non ero mica sola, in via Montalcini» (Paola Tavella, ”Corriere della Sera” 6/9/2003)