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 2003  settembre 05 Venerdì calendario

Moses Edwin

• Dayton (Stati Uniti) 31 agosto 1955. Ex campione dei 400 ostacoli: fra il ”75 e l’88 corse 187 volte, con ben 122 vittorie consecutive (107 finali, 15 batterie). Solo 8 sconfitte: 4 nel ”76, 1 nel ”77, 2 nell’87 e 1 nell’88. Oro olimpico nel ”76 a Montreal e nell’84 a Los Angeles, bronzo a Seul ”88. Ha vinto il titolo mondiale nell’ 83 e nell’ 87. Ha migliorato 4 volte il primato mondiale, tra cui il 47’’13 realizzato Milano nel 1980. Il suo tempo più veloce resta il 47’’02 a Coblenza nel 1983 (gli altri due crono più rapidi sono il 47’’14 di Losanna nell’81 e il 47’’17 a Berlino nell’80). «Nato da una coppia di insegnanti. Da ragazzino aveva un fisico minuto. Era soprattutto bravo con il sassofono: ”Ero il più promettente in città con quello strumento e sognavo di diventare una star un giorno. In quel periodo mi guadagnavo qualche dollaro vendendo il giornale del pomeriggio. Bussavo a tutte le case. Il mio cane trascinava la sporta con i giornali. Facevo un poco di tutto nello sport: baseball, basket, football americano e ginnastica. Sì, corpo libero, perché per la sbarra o il cavallo non avevo abbastanza forza nelle braccia. Sono anche entrato nella squadra della città nell’età fra i 13 e i 15 anni. Era attirato anche dalla scherma, ma mancavano le attrezzature adatte. Nel football mi chiamavano ”motor mouse”, perché ero come quei topolini, che si vedono nelle case, velocissimo, impossibile da prendere. Cercavo di sfuggire agli avversari, ma ricordo i voli e i placcaggi spezzaossa [...] La prima gara fu di 400: 56’’4. Poi da noi si correvano spesso le staffette ad ostacoli. I due migliori della scuola si infortunarono e allora io ebbi un posto. Mi diedero tre giorni per prepararmi: dal lunedì al giovedì. Così cominciai la carriera come tappabuchi in una specialità che però a Dayton è la più importante, più importante anche dei 100 metri”. Nel marzo 1976 corse per la prima volta i 400 ostacoli in 13 passi fra barriera e barriera. Era il primo a riuscirci senza andare a schiantarsi contro gli ultimi ostacoli, perché asfissiato dalla cadenza esasperata delle falcate. Edwin, all’inizio della primavera, portava un cespuglio di capelli in testa, come si usava allora. Ma li tagliò un poco per andare all’Olimpiade di Montreal, su consiglio del reverendo Jackson, che lo allenava in pista e nel confessionale. Gli occhiali gli davano il tono di intellettuale del gruppo. Stupì tutti vincendo l’oro con il primato mondiale 47’’63 e cominciò la sua leggenda. Il 26 agosto 1977 fu sconfitto da Harald Schmid, ma da quella data per 9 anni, 9 mesi e 9 giorni nessuno riuscì più a mostrargli le spalle in gara: 122 vittorie consecutive! Un record enorme. ”Ogni tanto gli organizzatori mi tendevano delle trappole. Non mi dicevano quali avversari avrei affrontato e vedevo i più forti comparire all’improvviso. Un anno a Coblenza scoprii che Schmid era due corsie dietro di me un minuto prima della partenza. Per fortuna avevo i nervi saldi”.. Il 1980, l’anno olimpico, è stato molto particolare per Edwin, perché in gennaio ha rischiato di morire, travolto da un’onda di piena di un torrentello: ”Stavo tornando dall’allenamento, quando si è scatenato un diluvio. Per raggiungere casa dovevo passare da una piccola gola in cui scorreva un piccolo torrente, che normalmente era solo un ruscello. Invece è arrivata un’onda di piena. Sono stato travolto da una massa d’acqua e fango che mi ha trascinato per almeno 50 metri. Cercavo di nuotare, ma l’acqua fangosami riempiva la bocca. Ho tentato di aggrapparmi alla riva. Per due volte non ci sono riuscito, ho annaspato. Alla terza mi sono salvato. So cosa significa vedere la morte negli occhi”. Il boicottaggio all’Olimpiade moscovita del presidente americano Carter per l’invasione sovietica in Afghanistan gli tolse il secondo sicuro oro olimpico. Si consolò un poco migliorando il suo mondiale il 7 luglio all’Arena diMilano: 47’’13. Il suo dominio incontrastato è durato fino al 4 giugno 1987 a Madrid, dove fu sorpreso da Danny Harris, che più tardi venne squalificato per doping. Anche all’Olimpiade di Seul 1988, Edwin fu battuto in modo strano da Phillips e Dia Ba, che poi non hanno più ripetuto i risultati di quel giorno. Moses ha sempre cercato di impegnarsi nella politica sportiva. Ha combattuto in prima persona il doping, ma non ha avuto molta fortuna, perché era un personaggio scomodo per la dirigenza che preferiva i compromessi. Nel 1985 è anche caduto in una trappola elettorale. Stava sostenendo la rielezione a Los Angeles del sindaco Bradley, quando venne fermato da una donna poliziotto in borghese, che l’accusava di averle fatto proposte oscene. Fu processato e assolto con formula piena» (’La Gazzetta dello Sport” 5/9/2003).