Varie, 2 settembre 2003
Tags : Mariano Rajoy Brey
RajoyBrey Mariano
• Santiago de Compostela (Spagna) 27 marzo 1955. Politico. Popolare. Dal 2011 premier spagnolo • «È considerato il delfino del fondatore della “Alianza Popular” dell’ex ministro franchista galiziano Manuel Fraga Iribarne. Cattolico non integralista, mai coinvolto in scandali. Notaio [...] è stato vicesegretario nazionale dell’esecutivo del Pp dal 1989 e cinque volte ministro (Amministrazione Pubblica, Educazione e Scienza, Interni). Incaricato della macchina elettorale dei popolari, artefice della storica vittoria del 2000, vanta alcuni successi nella lotta contro l’Eta, come gli accordi di collaborazione con la Francia per porre fine ai santuari del terrorismo separatista basco oltre i Pirenei. La notista politica del giornale conservatore “Abc” Cristina de la Hoz, nel suo recente libro Pacto de Caballeros, la clave de la sucesión de Aznar lo dipinge così: “Rajoy, in certo modo, riassume in sè i profili degli altri due candidati alla successione, il ministro dell’Economia Rodrigo Rato (il grande sconfitto) e Jaime Mayor Oreja (ex democristiano doc, ex apprezzatissimo ministro degli Interni e attuale portavoce del gruppo popolare al parlamento regionale basco). È una persona di nota intelligenza e dialetticamente brillante. È stato il jolly di Aznar e ha ricoperto i posti che, probabilmente, erano politicamente più complessi, uscendone sempre con successo”. Il “sucesor” è anche un ferreo esecutore delle decisioni del premier che, pur escludendo la bicefalia di potere tra lui e il suo delfino, rimane di fatto, fino al 2006, il capo di un partito in cui Fraga, presidente della Galizia, pesa sempre. Di carattere molto aperto, famoso per le sue battute mordaci e per essere un tifoso incallito di ciclismo (è stato commentatore radiofonico del Giro di Francia e di Spagna), calcio e pallacanestro, grande fumatore di sigari cubani, il gigantesco Rajoy corona una carriera iniziata nell’81» (Gian Antonio Orighi, “La Stampa” 31/8/2003) • «Non ha l’aria di un tipo scherzoso. Si presenta con serietà vescovile, alto, imponente, occhiali, la barba grigia. Tutti i suoi colleghi sanno però che è uno dei pochi politici capaci di separare vita pubblica e vita privata. Ama il calcio, come abbonato del Real Madrid, tifoso del Deportivo La Coruña e socio del Celta Vigo, ma soprattutto il ciclismo. E’ stato occasionale commentatore televisivo delle tappe della Vuelta di Spagna. Una maglia gialla da leader della Vuelta, firmata dai migliori ciclisti spagnoli, e un pallone da calcio, regalatogli dai suoi amici, lo hanno accompagnato nei suoi uffici nei diversi dicasteri del governo da lui occupati. Il fatto che sia un appassionato sportivo non gli impedisce di essere un fumatore incallito di grossi sigari. I suoi amici sostengono che arriva a fumarne una dozzina al giorno. Riesce simpatico anche ai suoi rivali che ne apprezzano lo spirito di dialogo e di consenso. Come portavoce del governo ha dovuto, come si dice in Spagna, “dar la cara”, mettere la sua faccia, in momenti difficili come quelli seguiti all’affondamento della petroliera Prestige o durante la crisi irachena, quando la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica era contraria alla guerra e alla posizione incondizionatamente atlantista e filo- Bush di José Maria Aznar. Rajoy ha sempre saputo misurare le parole con cautela, eccetto quando disse che piccoli filamenti di carburante continuavano a uscire dalla carcassa della Prestige in fondo all’Oceano. In realtà ne uscivano torrenti. Le sue dichiarazioni erano in linea con la posizione del suo partito, anteponendo la misura e la discrezione alle dichiarazioni “esplosive”. E’ un buon professionista della politica, mestiere in cui è entrato da un quarto di secolo, dopo la laurea in legge, nelle file di Alleanza popolare, il partito da cui è nato il Pp. [...] E’ considerato il pompiere del Pp e lo scudo del capo del governo, l’uomo a cui ricorrere nei tempi bui. Inoltre ha dimostrato di essere un mago delle campagne elettorali e questo aspetto può avere pesato nel farlo preferire a Rodrigo Rato, il super-ministro dell’Economia, artefice principale della crescita spagnola e dell’entrata nell’euro» (Mino Vignolo, “Corriere della Sera” 2/9/2003).