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 2003  settembre 02 Martedì calendario

Malmassari Alessio, di anni 28, sposato da tre mesi con Caterina, antichi precedenti penali, viveva a Rozzano (Milano)

Malmassari Alessio, di anni 28, sposato da tre mesi con Caterina, antichi precedenti penali, viveva a Rozzano (Milano). Tempo fa aveva venduto 400 grammi di hashish a Cosco Vito, di anni 27, calabrese di Petilia Policastro, emigrato da nove anni, sposato con Valentina, di anni 24, due figli di 4 e 1 anno, una casa a Rozzano con immagini di Padre Pio e foto di una gita all’Acquafan. Da allora, ragionando in lire come quasi tutti, il Malmassari riteneva di doverne ricevere da lui un milione e novecentomila. Il Cosco pensava invece che il debito si fermasse a un milione e duecento. Soldi che comunque non gli dava, slittando di minaccia in minaccia. Qualche giorno fa il Malmassari, insieme con il suo amico De Finis Raffaele, di anni 23, talvolta muratore, bloccò il Cosco a un distributore di benzina e lo prese a pugni davanti a tutti. L’aggressione si ripeté identica nel pomeriggio di venerdì 22. Il Cosco passò metà della serata a girare in auto, una pistola nei calzoni, dicendo entro sé ”se li trovo li ammazzo”. Li trovò alle 22 e 11, seduti su un muretto di via Garofani, angolo via Biancospini. La vista delle prede forse lo emozionò. Sbagliò mira: il suo primo proiettile centrò il collo di Monaco Sebastiana, di mesi 30, di riccioli biondi, intenta a giocare in braccio alla madre. Il secondo si ficcò nel cuore di Bertolotti Attilio, di anni 60, ex dipendente dell’Acquedotto comunale in pensione, sposato, due figli, seduto sotto casa per prendere un po’ di fresco. Gli altri centrarono infine il Malmassari e il suo compare. In tutto, 8 proiettili a segno, 13 per aria. Pistola ormai scarica, il Cosco fuggì con l’auto fino a via Moscova, al centro di Milano e s’infilò in casa di un paesano a via Montello, nella zona di calabresi al confine con la chinatown. Restò nello scantinato per 3 giorni: la prima notte col permesso del padrone di casa, le altre due per esservisi intrufolato. Lunedì tentò di trovare asilo da un cugino, ma sua moglie si limitò ad allugargli da uno spicchio di porta 50 euro e un pacchetto di Ms. Alle 14 e 51, 65 ore dopo la sparatoria, entrò nella cabina di piazza Baiamonti e pianse al telefono col 112 per 6 primi, 49 secondi. Fu condotto in carcere senza manette, il carabiniere appoggiandogli una mano sulla spalla.