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 2003  settembre 02 Martedì calendario

Ghitti Franca

• Derbano (Brescia) 1932. Scultore. «Nata in Val Camonica. Invece che con le bambole, nella sua infanzia gioca coi trucioli della segheria di famiglia. Negli anni Cinquanta, dopo Brera, è a Parigi, all’Académie de la Grande Chaumière. Fra le sue frequentazioni ci sono anche il Musée de l’Homme e, nel 1957, le opere di Brancusi (’Mi interessava il mondo che aveva alle spalle, quella scultura dei taglialegna e falegnami, degli artigiani-contadini rumeni in cui riconoscevo forti analogie con quella che avevo alle spalle anch’io, dei contadini e segantini della mia valle natìa”). Nel Sessanta, a Salisburgo, segue i corsi di incisione di Oskar Kokoschka (a proposito del quale De Chirico raccontava che Picasso lo prendeva affettuosamente in giro dicendo che in cecoslovacco Kokoschka voleva dire cocaina). Rientrata a casa, l’artista lombarda è tra i fautori del Centro camuno di studi preistorici. Fonda, inoltre, una scuola di artigianato (tecniche di intaglio riprese dai maestri camuni). Parte da qui la sua ricerca. Nascono i Racconti della valle (dipinti e disegni che si ispirano a graffiti preistorici dei camuni e che hanno già, proprio nella loro struttura compositiva, i germi della scultura. Le prime opere? Vicinie. ”Ha scelto come terreno di analisi una comunità ancora legata all’antichissimo linguaggio delle cose - scriverà Giulio Carlo Argan - rifacendosi apertamente alla più recente ricerca antropologica: un’altra via che porta alla confluenza di arte moderna e scienza moderna”. il momento delle Rogazioni, segni ripresi da preghiere, processioni, ricorrenze religiose, litanie romaniche e gotiche, sui quali la Ghitti interviene con elementi fantastici e simbolici. Seguono le Mappe, una sorta di ”racconto” del territorio e, ai primi del Settanta (dopo un soggiorno di tre anni in Kenya, dove analizza la scultura lignea degli africani) le Orme del tempo. , quindi, l’epoca dei Libri chiusi, del Bosco, dei Tondi, delle Meridiane. ”Se compito dell’architetto è il disegno del territorio - osserva Fausto Lorenzi - compito della scultura è la ricucitura della memoria della comunità che vi abita”. Piuttosto che andarsene in giro per il mondo alla ricerca di ispirazioni per il proprio lavoro, la Ghitti ha preferito guardarsi intorno e viaggiare all’interno della propria casa, in Val Camonica, valle bresciana delle Alpi centrali, inventandosi dei nessi, delle correlazioni fra arte e ambiente, utilizzando tutto quello che aveva sottomano, ma ricreandolo, dandogli nuova linfa (’Penso che si possano utilizzare i materiali più vari, escludendo ogni gerarchia di pregio”). La vita può ricominciare anche dal segno su una roccia, da un utensile di legno o da un chiodo arrugginito» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 27/8/2003).