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 2003  settembre 02 Martedì calendario

Everts Stefan

• Bree (Belgio) 25 novembre 1972. Motociclista • «Il Valentino Rossi del motocross, parla correttamente quattro lingue, è di origine fiamminga e dal padre Harry, quattro volte campione del mondo negli Anni ’70, ha ereditato la passione per le ruote artigliate» (Massimo Zanzani, ”La Gazzetta dello Sport” 2/9/2003) • «Bambino, si aggirava per i paddock del Mondiale motocross, dove papà Harry collezionava vittorie e titoli: alla fine saranno quattro (uno in 250 e tre in 125). Il piccolo Stefan respirava l’odore dei motori, iniziava a sporcarsi nel fango in sella alla sua mini-moto e sognava di fare, da grande, il mestiere di papà: il pilota. ”Nel 1995, quando ho vinto il mio secondo titolo, il primo in250, mi ero fissato un obiettivo: provare a battere tutti i record del motocross. Volevo essere il migliore. Oggi posso dire di esserci riuscito”. Nel 2001, con il quinto Mondiale, il primo in 500, affianca il connazionale Erik Geboers nella galleria dei piloti capaci di conquistare un titolo in ciascuna delle tre classi: sono gli unici a potersi vantare del titolo di ”Mister 875”, la somma delle tre cilindrate. Dodici mesi dopo porta a casa il sesto titolo, come soltanto Joel Robert, anche lui belga, aveva saputo fare. Nel 2003, dopo un avvio difficile, con nove vittorie consecutive schianta il francese Mickael Pichon e conquista la neonata Cross GP, per poi sfiorare anche l’ottavo titolo, secondo per 15 punti nella 125 ( senza correre le prime 3 gare) dietro all’altro belga Steve Ramon, dopo aver vinto 8 gare, 7 consecutive. Ma la grande impresa la scrive il 14 settembre 2003, la domenica in cui a Ernée, Francia, si corre l’ultima prova del Mondiale: il belga si iscrive come da consuetudine alle gare di 125 e Cross GP, ma anche alla 650. E, come mai nessuno prima di lui aveva saputo fare, finisce primo in tutte e tre le gare. «”Nelle settimane precedenti tutti mi invitavano a provarci, mi spingevano, dicevano che ce la potevo fare. Io invece avevo dubbi, non ero sicuro al 100 per cento di essere in grado di farcela. Ma alla fine mi sono detto: ’Al diavolo, con i cambiamenti di formula previsti per il prossimo anno questa è l’ultima possibilità, ci provo’. stata l’occasioneche capita una volta nella vita, l’ho presa ed è stato incredibile. Quando correvo la prima gara pensavo che ne avevo ancora due davanti. Poi, dopo aver vinto anche la seconda, mi dicevo che avevo qualche possibilità. Intorno a me tutti erano entusiasti, io invece non potevo perdere la concentrazione, anche perché iniziavo a essere stanco. Nella terza gara ho anche avuto un piccolo incidente, facevo fatica, ma dentro di me sentivo di avere la voglia per andare ancora un po’ più avanti” [...] Neppure alcuni brutti infortuni hanno fermato la marcia di Stefan: nel ’92 dopo una caduta in Germania gli venne asportata la milza, nel ’ 99 e nel 2000, sempre sulla pista francese di Beaucaire, si ruppe prima i legamenti del ginocchio destro, quindi il braccio, sempre destro. Eppure non si è mai arreso: ”La mia sfida, ogni volta, è stata di tornare al massimo. Sarebbe stato più difficile se avessi subìto 4-5 grossi infortuni, ho avuto due anni difficili, è vero, ma dentro di me volevo provare al mondo che ero il migliore. [...] La cosa più bella perme è avvicinarsi il più possibile al limite. esaltante. Perché ti permette non solo di avere un controllo totale della moto, ma anche di reagire nelmodo giusto ogni volta che si verifica qualcosa di inaspettato. Per questo i miei allenamenti li imposto esattamente sui tempi di gara. [...] Il mio segreto è stato quello di trovare il giusto bilanciamento in tutto quello che faccio: dall’allenamento ai momenti di riposo, dall’alimentazione al modo di guidare. Ognuno deve trovare dentro di sé la giusta armonia. L’esperienza, poi, dà una mano e io ne ho tanta: in questi anni ho fatto tanta università di motocross, ora ne sono il decano. Il mio talento, il mio impegno, la mia disciplina: voglio essere un perfezionista in tutto quello che faccio e pretendo lo stesso da chi mi circonda”» (Paolo Ianieri, ”La Gazzetta dello Sport” 26/9/2003).