Varie, 2 settembre 2003
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Buonocore Pasquale
• Napoli 17 maggio 1916, Napoli 1 settembre 2003. Campione di pallanuoto, portiere del Settebello azzurro campione europeo 1947 e olimpico 1948 • «Fu un grandissimo portiere, un intellettuale che si integrava benissimo in quella squadra di bravacci, tutti reduci dalla guerra mondiale, qualcuno condannato a morte e poi amnistiato, quasi tutti provenienti dalla giovane formazione che Bandi Zolyomy aveva messo assieme nel 1939, e che poi si ritrovò, molto più matura e certamente più determinata, per dare all’Italia i primi grandi successi a squadre nell’immediato dopoguerra. Successi olimpici che portarono i nomi di Consolini, del 4 senza della Moto Guzzi, dell’inatteso spadista Cantone, dei ciclisti Ghella e Terruzzi-Perona, del lottatore Lombardi, del pugile Formenti. Nell’Italia a pezzi di quei tempi, furono loro, unitamente a Bartali trionfatore al Tour de France, a dare morale al Paese. Buonocore era uno dei due laureati di quella Nazionale (l’altro era Ghira), giocava nella Rari Nantes Napoli - dove era stato coniato l’appellativo Settebello - era impiegato al Consorzio Agrario. Prima degli Europei 1947 non si riusciva ad ottenere per lui i giorni di permesso necessari per la trasferta di Montecarlo, ma fortunatamente era fidanzato e si risolse il problema facendogli anticipare le nozze, in modo di poter fondere la licenza matrimoniale con il torneo. Fu in quell’occasione che gli impuniti suoi compagni malignamente cercarono di far credere alla giovane moglie che un promettente nuotatore alla ribalta in quei giorni, Alfonso (o Fofò) Buonocore, classe 1933, altri non era che un figlio naturaledi Pasquale. Era solo uno scherzo, ma quest’altro Buonocore era destinato a partecipare nel nuoto agli Europei di Vienna 1950 (insieme a Pasquale) e come pallanotista all’Olimpiade di Melbourne1956, e inseguito padre, questa volta autentico, di Fabrizio, azzurro ai Mondiali di Barcellona. Fine del ciclo, per ora. Dopo Montecarlo venne Londra. Un’Olimpiade spartana, con gli atleti alloggiati in baracche che avevano ospitato i soldati durante il conflitto, cibo scarso e cattivo, cucine chiuse quando, alla sera, i pallanotisti tornavano dall’allenamento dopo un lungo viaggio in metropolitana ed in autobus. Quando si accorsero del diverso trattamento riservato ai calciatori, si ribellarono, minacciando di assaltare la dispensa. Riuscirono a scambiare pasta con le bistecche che gli argentini si erano portati da casa, e si avviarono al successo olimpico. Pasquale era imbattibile, in simbiosi con il terzino fisso Emilio Bulgarelli, che marcava il centroboa avversario standogli davanti. Se gli passavano la palla corta, era preda di Bulgarelli, se era lunga Buonocore usciva rapidamente di porta per farla sua. Gli azzurri prenotarono l’oro nella fase eliminatoria. Primi nel girone davanti alla Jugoslavia (battuta 4-2, incontro ripetuto per un errore tecnico dell’arbitro, e pareggiato 4- 4), primi nei quarti superando 4- 3 l’Ungheria in un incontro drammatico, anticipazione della finale. Poi cammino tutto in discesa, schiacciando Egitto e Francia nel girone semifinale, vittorie con 2 reti di scarto su Olanda e Belgio in quello finale. I commentatori classificarono Buonocore come il numero uno della squadra, lo definirono ”cortina di ferro”, mobile e celere come il ragno sulla sua tela, lo Zamora del calcio acquatico» (Aronne Anghileri, ”La Gazzetta dello Sport” 2/9/2003).