Danilo Mainardi, ཿCorriere della Sera 6/4/2003, 6 aprile 2003
Nella natura i cani non sempre hanno pranzo e cena garantiti. Mainardi: «Può capitare un digiuno prolungato cui segue la cattura di una preda sovrabbondante
Nella natura i cani non sempre hanno pranzo e cena garantiti. Mainardi: «Può capitare un digiuno prolungato cui segue la cattura di una preda sovrabbondante. Così un predatore, quando può, s’abbuffa. scritto nei suoi geni ed è opportuno che sia così. Quel predatore, inoltre, ha un bilancio energetico ben calibrato: per fare il suo lavoro percorre decine di chilometri ogni giorno, di corsa. Le sue abbuffate vengono dunque bruciate per il grandissimo sforzo: ciò giustifica la mitica fame del lupo. Ma questa tendenza a mangiare sempre, tanto e comunque, essendo scritta nei geni del suo progenitore, l’ha ereditata anche il barilotto canino e cittadino che però ormai, secondo calcoli verosimili, accompagnando il suo sedentario padrone percorre camminando al passo, se sta al guinzaglio, da un minimo di 750 a un massimo di 1.400 metri al giorno».